Da una condizione ad una vita nuova

Da una condizione ad una vita nuova

Uno schiavo non si corregge a parole; anche se comprende non ubbidisce (Proverbi 29:19).

All’inizio degli anni Cinquanta, il mondo era appena uscito dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale e già si era nuovamente diviso: da una parte l’Unione Sovietica ed i Paesi dell’Est Europa, dall’altra gli Stati Uniti d’America ed il mondo occidentale. Questi ultimi facevano riferimento a se stessi come il “mondo libero”, in contrapposizione al totalitarismo comunista. Eppure, nella democratica e fiorente America, alfiere dei diritti civili, non tutto era ancora risolto. Le minoranze etniche, e soprattutto i neri, non godevano di alcuna protezione né tantomeno potevano vantare dei diritti. La schiavitù era stata abolita per legge al termine della Guerra Civile Americana, nel 1866, da Abramo Lincoln. Se la legge vietava la schiavitù, si era andato sviluppando un atteggiamento di superiorità e di discriminazione razziale, da parte dei bianchi, che segregava i neri. In questo clima nasce e cresce Martin Luther King, figlio di un pastore battista; egli sviluppa l’idea che la protesta non violenta non significa essere passivi, ma la non collaborazione con il male, la disponibilità a soffrire per ciò che è giusto, ad andare in carcere e a morire, se è necessario, per una giusta causa. Inizia la protesta non violenta dei neri, guidati dal giovane pastore King. Il movimento per i diritti civili è inarrestabile: si estende a tutti gli Stati Uniti dove organizza marce, grandi manifestazioni, ma l’opposizione dei bianchi si fa sempre più rabbiosa. Il 28 agosto del 1963 venne organizzata la famosa marcia per i diritti di Washington, alla quale parteciparono oltre 250.000 persone, non solo neri ma anche bianchi. Le telecamere di tutto il mondo registrarono l’immensa folla ed il discorso di King, entrato direttamente nella storia: “I have a dream”, “Io ho un sogno”, circa l’uguaglianza e la fratellanza tra tutti gli uomini.

Tutto questo, per affermare che, se grazie a Dio almeno sulle carte fondamentali degli Stati la schiavitù è stata abolita o è ripudiata, esistono altre forme di schiavitù dalle quali l’emancipazione sembra solo un sogno irrealizzabile, e non una concreta possibilità.

La tossicodipendenza, l’alcolismo, il fumo, la dipendenza compulsiva dal gioco, certi vizi, rientrano in questa spirale di schiavitù, dalla quale una totale e completa liberazione rimane soltanto un buon proposito.

Molti di noi vivono nella potenza delle affermazioni delle verità bibliche, (Se il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi) come un sogno, ma nella realtà si trovano a convivere e ad accettare, senza poter fare nulla, alcune schiavitù (il male che non vorrei fare, faccio). A metà tra la libertà e la schiavitù.

LA BIBBIA RICONOSCE CERTE DIFFICOLTA’

“Il peccato e le cattive abitudini diventano una specie di labirinto da cui diventa sempre più difficile trovare la via per uscire. Dio stesso conosce la nostra natura” (Ebrei 12:1. Confronta con Salmo 103:14).

La Bibbia, nelle sue affermazioni e con gli esempi riportati affronta il problema della nostra schiavitù, persino dopo la salvezza, non con la critica cinica ed aspra del moralista, e neanche con la pietà che ci commisera, ma con la delicatezza e la forza dell’amore di un Padre che sa capire una debolezza, ma non la giustifica, diventando complice, indicandoci sempre una soluzione, non sempre a costo zero, per venirne a capo.

IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO DI FRONTE ALLE SCHIAVITU’

Le parole: Crediamo nell’importanza e nella necessità di tutti noi di avere qualcuno a cui poter confidare; qualcuno ha affermato che i dolori condivisi dimezzano il peso, e le gioie condivise raddoppiano la felicità. Tuttavia non sono le parole a tirarci fuori dai nostri nascondigli; non bastano le parole per correggere certi stili di vita o per emanciparci da certe schiavitù.

Le alternative: Il recupero non passa solamente attraverso un’alternativa.

L’alleanza: “Se non riesci a vincere il tuo nemico, diventa suo alleato”. L’oppressore diventa il nostro protettore, addirittura il nostro benefattore. Fu così per Israele, messo in libertà, quando rimpiangeva i regali dell’oppressore (Esodo 16:3).

La rassegnazione: è più facile accettare che cambiare!

Quest’atteggiamento riflette una visione delle cose secondo cui la vita è in qualche modo al di fuori del nostro controllo o della nostra portata.

“Se non riesco ad ottenere ciò che voglio non è colpa mia, non ha nulla a che vedere con me”. La rassegnazione porta con sé un elemento d’autocondanna e induce ad un punto morto.

La ricerca di un sostegno nella persona sbagliata (Luca 15:15): Nella ricerca di migliorare la sua condizione, il giovane prodigo vede la sua situazione peggiorare e scivolare ancora più in basso. Quell’amico lo manda nei campi a pasturare i porci. Il maiale era considerato immondo dagli ebrei per la sua onnivoracità; esso rappresenta le voglie della carne, e la presenza lì dietro ai porci non stava aiutando quel prodigo a liberarsi dai legami che lo avevano portato a quella condizione. Anzi, li stava alimentando ancor di più, senza però poterli soddisfare.

L’auto sostentamento: Cerca di fare quel che può. Cercava di soddisfare la sua fame con il cibo dei maiali. Quel cibo però non era adatto per il fabbisogno di un uomo.

La nostalgia del passato (Luca 15:17), che contrasto: lui, figlio, aveva meno e peggio dei servi che abitavano a casa del Padre. Talvolta i ricordi sono pesi che ci schiacciano. È bello rievocare ma non basta.

Il desiderio (Luca 15:18): quanta evanescenza nei desideri che non si trasformano in azioni.

LA SOLUZIONE

Ecco la buona notizia dell’Evangelo! (Romani 6:14; Romani 8:1-3,15); Cristo è pronto a cambiare la nostra condizione con una nuova natura (Giovanni 15:15; II Corinzi 5:17). I versi in Apocalisse 1:5-6, dichiarano l’immutabilità dell’amore di Dio: i suoi effetti: “…ci ha liberati”, Cristo non ci ha fatto evadere dal carcere del peccato, Egli ci ha liberati, perché ha pagato il prezzo della nostra libertà; la cauzione è stata pagata! Non devi temere le calunnie dell’avversario e le sue rivendicazioni.  La sua fiducia: “che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti…”, Egli non ha solo pagato il debito già incommensurabile, Egli ci ha dato l’enorme privilegio di diventare sacerdoti e re per Lui.