Filippo – Testimonianze

Sin dalla terza media ho cominciato a frequentare in modo assiduo una parrocchia. Non era la “mia” parrocchia di quartiere, ci eravamo andati per motivi turistici e i miei rimasero colpiti dalla bravura omiletica del parroco, tanto che volentieri facevano (e facevano fare a me mio fratello) qualche chilometro pur di andarci. Lì ho vissuto 9 anni di impegno abbastanza coinvolgente e a tratti entusiasmante. Ho frequentato tutti i “gradini” dei gruppi parrocchiali: cresima, dopocresima, giovanile, liturgico, di volontariato… il tutto affiancato dal servizio come organista (spesso anche 2 Messe alla volta). La cosa finì all’inizio dell’89, a seguito di uno scandalo. A dire il vero non mi infastidì tanto lo scandalo in sé ma la reazione del gruppo e la gestione del parroco. Anni ed anni di riunioni (e prediche) a discutere di valori, a raccomandare a noi stessi trasparenza, responsabilità, altruismo, ecc… e poi quando ci fu da affrontare una situazione delicata le parole d’ordine improvvisamente diventarono: silenzio, omertà, complicità, paura, quieto-vivere. A 22 anni una cosa del genere delude e “pesa” parecchio, soprattutto se per tanti anni avevi creduto di fare, con loro, qualcosa di “speciale”. Per i 3-4 anni successivi ho vissuto, come tanti, un cristianesimo disimpegnato, un po’ fai da te. E in quel periodo fui deluso non più dagli altri (non mi mettevo più in situazioni che lo avrebbero permesso) ma da me stesso: da una parte tanti bei princìpi nella testa e dall’altra tanta capacità di scendere a compromessi morali via via più squallidi (tanto per autoassolverti basta trovare qualcuno peggio di te, e lo trovi sempre).  Esteriormente sempre “brillante”, con successi e soddisfazioni negli studi e nel lavoro, ma interiormente sempre più vuoto.

Un’estate conobbi una ragazza, una pianista che frequentava il mio stesso master. Dopo le lezioni si  usciva in gruppo, si parlava, si facevano battute… e lei fu l’unica ad accorgersi dell’inquietudine che cercavo di nascondere con l’allegria (ora fa la psicologa, si vede che era portata…). Mi piaceva lei e mi piaceva il suo modo non comune di “scrutare” le persone. Mi invitò nella sua chiesa, senza darmi alcuna spiegazione o presentazione teologica (forse aveva intuito che non avrei ascoltato con attenzione o, peggio, che avrei reagito con scetticismo e polemiche).  Ci andai per farla contenta, non per cercare chissà che. Non mi interessava scoprire che chiesa fosse, osservavo tutto distrattamente (era lei che mi interessava…) e in modo molto distaccato (l’età e l’esperienza passata mi sconsigliavano vivamente di fidarmi di qualsiasi gruppo). Mi incuriosiva a livello antropologico quel loro parlare così franco, la loro serenità, la loro “confidenza” con le cose di Dio e con la Scrittura, ma niente di più.  Non ci volle molto alla ragazza in questione per farmi chiaramente capire che non ricambiava le  mie aspettative. Mi “arrabbiai” con Dio. Non era certo la prima “buca” che prendevo, ma stavolta… era una brava ragazza, bella, intelligente, musicista, cristiana… molto più in alto del livello a cui mi stavo abituando per rincorrere le mie concupiscenze (non dico il livello “basta che respirino” ma quasi…), l’ideale per risollevare i miei orizzonti morali e… niente? Non ti va bene manco questa? Dopo quella “litigata” accadde una cosa strana: la domenica successiva quella ragazza era fuori Roma, ero quindi certo che non l’avrei incontrata in quella chiesa ma… ci andai lo stesso, senza motivo apparente.

Il pastore all’inizio del culto disse una cosa particolare (magari l’aveva già detta altre volte, ma non ci avevo fatto caso): “siamo riuniti perché crediamo nella promessa di Gesù, e cioè dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io, in mezzo a loro, quindi se hai qualcosa da dirGli fallo, è il momento giusto”. Conoscevo quella frase, ci credevo, ma non avevo mai pensato di trarne quella semplice conseguenza: parlarci, come avrei fatto vedendoLo lì davanti a me. Pensai: “e adesso che gli dico?”. La prima cosa che, senza filtri, mi uscì dal cuore fu: “allontànati da me, sono un peccatore”. 

Quel pensiero (il più sincero della mia vita… rappresentava ciò che più intimamente pensavo di me stesso, ma non avevo il coraggio e l’onestà di ammetterlo) mi scosse profondamente. Il culto andava avanti, preghiere, cantici, testimonianze… non sentii più nulla, tranne lo sgomento che stavo provando per quel breve contatto con Lui, che con la Sua sola presenza spirituale aveva già iniziato a far luce in profondità dentro di me. Mi “risvegliai” quando iniziò la predicazione…

Testo: la pesca miracolosa. 

Un personaggio, Pietro, che stava vivendo la stessa mia situazione: rendersi conto di essere davanti a Dio, di poterci parlare “faccia a faccia”! E… la stessa mia reazione: “allontànati da me, sono un peccatore”! Iniziai a tremare come una foglia, un po’ per lo stupore nel sentire quelle parole appena pochi minuti dopo averle dette interiormente … e un po’ (anzi molto) per la paura del giudizio che quelle parole rivelavano. Attesi quindi la risposta di Gesù a Pietro come risposta di Gesù a me… e la risposta arrivò: “NON TEMERE, DA ORA IN POI SARAI…”.

Già le prime due parole… rispondevano alla paura con un abbraccio, un conforto, una rassicurazione (altrove dice “non sono venuto per giudicare ma per salvare”) e poi tutte le altre in cui era sottinteso: “sì, è vero, SEI un peccatore ma io non mi allontano, sono qui per te, e da ora in poi tu SARAI…” 

Lo sgomento, la paura, lasciarono il posto alla meraviglia … Gesù MI aveva risposto, in modo chiaro ed inequivocabile, solo Lui conosceva la domanda, solo Lui poteva rispondere… e a modo Suo! Ascoltai poi le parole della predicazione (incentrate sulla esperienza della Nuova Nascita, di cui non avevo mai sentito parlare in tanti anni) in un nuovo “stato” di coscienza, già rinnovato molto più di quanto fossi al momento consapevole. 

Una semplice coincidenza? Ci ho pensato, certo. 

Però… se era davvero Lui (e intimamente lo sapevo già) perché non riprovare, che c’era da perdere? E infatti tornai, le domeniche successive, non per la ragazza, non per la curiosità suscitata da quegli “strani” fedeli, non per conoscere quella chiesa… ma per vedere se “succedeva” ancora! Ebbene: con il cuore pieno di domande e le orecchie ben aperte… le risposte (QUELLE risposte) arrivavano in continuazione, ad un ritmo incessante, e non solo con la predicazione, pure con i cantici, le testimonianze, le preghiere spontanee di qualcuno che manco conoscevo. E non per un’altra sola Domenica, ma sempre. 

Ad un certo punto le “coincidenze” erano così tante che sospettai che il pastore fosse a capo di una rete di spie, che mi seguivano durante la settimana e capivano di cosa avrebbero dovuto parlare la Domenica successiva per “beccarmi”… ! 

Dopo un paio di mesi di “centrifughe” spirituali di quel genere mi accorsi di essere completamente cambiato. Nuovi pensieri, nuovi sentimenti, nuove prospettive, nuova vitalità, completo ed indolore distacco da vizi e concupiscenze… e il tutto non maturato interiormente a seguito di un percorso, di un impegno, di uno sforzo, ma letteralmente “alitato” dall’alto attraverso la Parola (il famoso “soffio” di Dio che fece di Adamo un’ “anima vivente”). E in tutto ciò… ancora non sapevo nulla di quella chiesa… né avevo così fretta di saperlo. Lì incontravo Gesù, ci parlavo, mi rispondeva… era così bello, che altro dovevo mai sapere? Col tempo e con l’esempio ed i consigli di quei tipi strani (che cominciavo a considerare fratelli… anche se conoscevo il nome di pochi, perché “riconoscevo” nelle loro preghiere e testimonianze la stessa “mano” che aveva operato in me) capii che per conoscerLo meglio avrei potuto e dovuto iniziare a leggere personalmente la Bibbia. Chiesi se c’era un “corso” da seguire ma mi dissero: inizia da solo, prega e chiedi al Signore di guidarti. Insomma non avevano alcuna fretta di “indottrinarmi”, avevano totale fiducia nel fatto che la Parola di Dio avrebbe parlato al mio cuore così come aveva parlato al loro. 

Inutile dire che, a 26 anni suonati… con tanti libri già studiati… scoprire la Bibbia, tutta (non a pezzettini preconfezionati), fu una cosa meravigliosa, ed è tuttora ricca di sorprese e di ammaestramenti, nonostante i tanti anni trascorsi (quasi 27) e gli studi sempre più approfonditi già compiuti.  Tutto ciò per mostrare quello che sono (il “sarai” di quella famosa volta) e non quello che so… ciò che è successo nell’essere PRIMA che nel sapere. Insomma non è stata una conversione su base dottrinale (tipo Testimoni di Geova…) ma esperienziale; la conoscenza è stata una conferma di tali esperienze e non la premessa. 

Ci sarebbero tantissime cose da raccontare di questa “nuova vita”: di sicuro posso dire che il Signore ha mantenuto sempre le promesse di presenza, conforto, guida, cura… insomma amore! E negli eventi e nelle scelte (spesso non comprese dagli altri, ma che hanno portato frutto al loro tempo) quella mano ha sempre fatto la differenza. Gloria a DIO!