Non solo salvati ma discepoli pagina 10 – Studi Biblici

ADI Trento Non solo salvati ma discepoli

Il discepolo e il servizio

Dobbiamo ammettere che viviamo in un mondo che spesso definisce produttività la costante frenesia ed il tumulto continuo; sembra quasi che la parola d’ordine sia una sola “movimento”, anche se ci si sta dirigendo verso una meta indefinita, l’importante è appunto, muoversi.

Lo spirito di questo mondo, strisciante e subdolo, serpeggia anche tra di noi, la chiesa del Signore. Infatti, come mai prima d’ora, e da un lato questo è un bene, vi è un proliferare di associazioni fuori e dentro la comunità, di organizzazioni che cercano di occupare alcuni presunti spazi vuoti.

Senza alcuna critica, vogliamo ricordare che esiste tuttavia un pericolo nelle tante belle ed importanti iniziative, cioè perdere di vista la semplicità che ha sempre caratterizzato l’opera di Dio: la preghiera, la lettura della Bibbia e l’evangelizzazione individuale.

Altra considerazione è che, talvolta, certe presunte attività a carattere spirituale, sono affidate a persone che hanno solamente le competenze professionali o tecniche, con il rischio di non trasmettere nulla di spirituale verso coloro ai quali si indirizzano.

È necessario tornare alle radici del servizio al Signore, lì dove il rapporto personale con Cristo è il requisito indispensabile per il servizio. Alla domanda della folla in cerca di Gesù: “Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” (Giovanni 6:28), il Maestro rispose: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:29). A proposito di quest’affermazione, un famoso traduttore della Bibbia scrive: “Questa semplice formula contiene la soluzione completa del rapporto tra fede ed opere. La fede è la vita delle opere; le opere sono la necessità della fede”.

Soltanto chi è un vero discepolo di Gesù è chiamato a partecipare con Lui alla sua grande opera; al tempo della ricostruzione delle mura di Gerusalemme, Neemia, non volle il contributo di quelli che erano considerati i nemici dell’opera.

Chi meglio di Gesù, ci può offrire un valido esempio di servizio?

Lo scopo del Maestro era di adempiere la volontà del Padre (Giovanni 9:4). In questa dichiarazione Cristo si identifica con l’opera stessa. Egli stesso è l’adempimento dell’opera di Dio per l’uomo (Confronta Giovanni 1:9-13). Ecco che anche i discepoli sono motivati dallo stesso zelo che animava Gesù, quando pregano sia fatta la tua volontà. Infatti, a casa come in chiesa, sia nelle relazioni private sia in quelle pubbliche, siamo collaboratori di Dio.

Non solo lo scopo identico a quello del Maestro, ma anche i metodi.

Il discepolo di Gesù deve seguire tre metodi adottati da Cristo:

l’esempio di una vita coerente all’Evangelo;

l’influenza esercitata da un carattere in continua crescita nella grazia, mediante un costante allenamento quotidiano di messa in pratica degli insegnamenti divini;

l’attuazione del grande mandato, testimoniando ogni giorno a qualcuno dell’amore di Dio.

La natura del servizio cristiano è contraddistinta dall’opera dello Spirito Santo. La vita ed il servizio di Gesù furono contrassegnati dalla potenza dello Spirito Santo (Vedi Luca 4:1,14,18; Giovanni 3:34). Quale glorioso insegnamento sullo Spirito Santo troviamo nel vangelo di Giovanni 14:16; Giovanni 16:13-14. Fin qui abbiamo parlato solo dell’opera dello Spirito nel credente, ma poi esiste un’opera dello Spirito sul credente (Atti 1:8), il battesimo nello Spirito Santo, promessa indispensabile per poter vivere una vita ricca nel servizio a Dio.

Abbiamo anche delle straordinarie promesse (Galati 6:9; II Timoteo 2:12; Matteo 25:23; I Corinzi 3:10-14).