Non solo salvati ma discepoli pagina 2 – Studi Biblici

ADI Trento Non solo salvati ma discepoli

Diventare un discepolo

Il termine “discepolo” è utilizzato nei quattro Evangeli per descrivere il rapporto esistente tra Cristo ed i suoi seguaci.

Gesù stesso lo adottò, parlando di chi andava con Lui per essere ammaestrato (Matteo 10:25, 42).

Ma si autodefinivano così, pure coloro che erano ammaestrati dal Cristo, quando parlavano gli uni degli altri (Giovanni 18:16).

Il termine era ancora largamente usato dopo la Pentecoste di Gerusalemme, tanto che trova ampio risalto nel libro degli (Atti 6:1,7; Atti 9:1, Atti 19,25-26; Atti 11:26; Atti 14:20-21; Atti 15:10; Atti 18:23; Atti 20:1,7; Atti 21:4); ma troviamo il termine al singolare attribuito a tre uomini (Atti 9:10; Atti 16:1; Atti 21:16) e pure ad una donna (Atti 9:36).

Anche gli angeli fecero riferimento al primo nucleo dei seguaci di Cristo come discepoli (Confronta Marco 16:7).

È singolare scoprire che il termine discepolo non compaia mai nelle epistole. La spiegazione può essere data dal fatto che queste furono indirizzate ai credenti nel loro insieme, quali membri della comunità cristiana, e quindi le epistole si indirizzano a loro come a componenti della chiesa alla quale sono inviate.

Troviamo, invece, espressioni del tipo: “…santi…” (Romani 1:7); “…alla chiesa di Dio” (I Corinzi 1:2); “…ai santi…fedeli” (Efesini 1:1 e Colossesi 1:2); “…a tutti i santi” (Filippesi 1:1); “agli eletti” (I Pietro 1:1); “a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa” (II Pietro 1:1).

Con il termine “discepolo”, vorremmo indicare tutti quei credenti che hanno stabilito con il Maestro Gesù un rapporto diretto, profondo, e sebbene non si usi più, crediamo sia valido per definire il legame esistente tra Cristo, il sommo maestro, ed ogni singolo discepolo che affronta le varie circostanze della vita quotidiana, con uno spirito di consacrazione e di ubbidienza al Signore.

IL TERMINE DISCEPOLO INDICA UNA PERSONA CHE VIENE AMMAESTRATA ATTRAVERSO UNA RELAZIONE DIRETTA CON IL MAESTRO

Seduti ai suoi piedi, i discepoli apprendono dall’esposizione dei suoi insegnamenti la volontà ed il piano divini per ciascuno. Ubbidendo alla sua parola, il discepolo del Signore realizza la forza rinnovatrice e la potenza che eleva l’individuo dalle bassezze di un’esistenza prettamente materiale per avvicinarlo di più a Dio.

La vera e perpetua condizione di discepolato e la sua essenza furono chiarite da Gesù stesso (Giovanni 8:31-32).

La relazione che Gesù intendeva tessere con i suoi seguaci non era di tipo accademico, distaccata, e neppure come quella di un profeta che annuncia un messaggio da parte di Dio, lasciando poi agli uditori eventuali conclusioni personali. È il rapporto di un maestro, in possesso di tutta la sapienza divina, che si china verso l’allievo e lo prende per mano e lo accompagna nell’avventura dell’apprendimento teorico pratico.

Quindi gli ascoltatori non sono uditori occasionali e neppure ascoltatori interessati ad aride informazioni, si tratta di uomini e donne che cercano di somigliare al loro maestro e di applicare ogni parola udita per la realizzazione dell’obiettivo che Egli ha per loro.