Non solo salvati ma discepoli pagina 6 – Studi Biblici

ADI Trento Non solo salvati ma discepoli

Il metodo per migliorare

Il principio evangelico della spiga (Marco 4:28), riguarda anche il percorso del discepolo.

Gesù pone davanti a noi degli obiettivi, molte volte considerati irraggiungibili (ama il tuo nemico, rinuncia a te stesso…); in realtà, si tratta di stimoli e motivazioni che si fondano non solo sulla nostra volontà arresa alla sua, ma sulle forze della vita nuova che lo Spirito Santo ha piantato in noi con la salvezza (II Pietro 1:3-7). Dunque, ciò che è impossibile all’uomo naturale, diventa realtà per l’uomo spirituale (Romani 8:3).

In questa ottica, lo sviluppo del carattere del discepolo non è solo auspicabile, ma diventa possibile.

Ogni lezione impartita dal Maestro ai suoi discepoli è importante, perché diventa una tessera di un mosaico che si va componendo poco alla volta. Ogni lezione, dicevamo, allora diventa un passaggio obbligato prima di poter proseguire.

Dobbiamo anche ricordare che Gesù insegnò i primi rudimenti dell’arte del discepolato, ma poi avrebbe lasciato allo Spirito Santo la prosecuzione dell’opera(Giovanni 16:12-13).

La prima forma di miglioramento sta nel praticare ciò che conosciamo.

Come però, possiamo migliorarci? 

  1. Occorre mantenere un giusto rapporto con il Maestro.

I discepoli che ignorano questa verità sono più esposti ai pericoli. Si crede erroneamente, talvolta, che dopo i primi tempi di dipendenza da Dio, il nostro legame ed il nostro rapporto spirituale procedano automaticamente. La fede va vissuta passo dopo passo, attimo per attimo, e mai raggiungeremo un’indipendenza da Dio. Il pericolo del professionismo e della confidenza eccessiva, generano false sicurezze portandoci ad eseguire il nostro servizio senza accorgimenti ed attenzioni. Infatti, questa estrema confidenza con gli attrezzi sul lavoro, sta alla base di molti infortuni. Dio ci aiuti a confidare in Lui soltanto (Colossesi 1:9-13, Colossesi 1:22-23).

Perciò, dal momento in cui abbiamo avuto queste notizie continuiamo a pregare e a chiedere a Dio di aiutarvi a conoscere la sua volontà; e di rendervi saggi e istruiti per quanto riguarda le cose spirituali (Colossesi 1:9). Così il vostro modo di vivere sarà degno del Signore, ed ogni cosa che farete gli piacerà. Tutte le vostre azioni saranno buone e imparerete a conoscere il Signore sempre di più (Colossesi 1:10).
A Dio chiediamo anche di farvi diventare forti, per mezzo della sua forza potente e gloriosa, perché possiate continuare su questa strada, sempre pieni della gioia e della pazienza che vengono dal Signore, qualsiasi cosa succeda (Colossesi 1:11). Ringraziate il Padre che vi ha resi degni di partecipare a tutte le cose meravigliose che appartengono a quelli che vivono nel regno della luce (Colossesi 1:12). Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre, il regno di Satana, per portarci nel regno del suo amato Figlio (Colossesi 1:13), che ha comprato la nostra libertà con il suo sangue ed ha perdonato tutti i nostri peccati (Colossesi 1:14).  Ma ora Cristo vi ha dato la pace con Dio, per mezzo della morte sulla croce del suo corpo umano, per presentarvi a Dio santi, immacolati e senza che nessuno possa muovervi la minima accusa (Colossesi 1:22). L’unica condizione, però, è che voi crediate pienamente alla verità, nella quale dovete rimanere ben fondati e saldi, forti nel Signore; e che non permettiate a nessuno di sviarvi dalla vostra speranza della buona notizia che Gesù è morto per voi, per salvarvi. Questo è il Vangelo che ognuno di voi ha udito e che ora è divulgato in tutto il mondo. Ed io, Paolo, sono stato scelto da Dio per annunciarlo alla gente (da La Bibbia della Gioia) (Colossesi 1:23).

La lettura della Bibbia e la preghiera, sono l’ambiente in cui il seme della vita in noi, non solo germoglia, ma cresce e si sviluppa per portare frutto. Unito a ciò, non deve mancare la comunione fraterna e la testimonianza agli altri.

Oggi, in tempi di frettolosa consumazione anche dei rapporti e delle relazioni umane, siamo richiamati a ritagliarci del tempo per cercare il Signore. Gesù lo faceva (Confronta Marco 1:35; Marco 6:46; Ebrei 5:7), anche noi ne abbiamo necessità.       

  1. La verità insegnata deve essere assimilata dal discepolo

Un discepolo non è un contenitore da riempire di dottrine e nozioni. Ogni insegnamento della Parola di Dio ruota introno a qualche dovere chiaramente definito; ogni dottrina possiede un’applicazione pratica ed un richiamo alla responsabilità individuale verso il Signore, verso sé stessi e verso la fratellanza o il prossimo in generale. La nostra scuola di verifica si trova nella vita e nelle vicende della quotidianità: è qui che misuriamo davvero la profondità della nostra fede operante. Tutti gli avvenimenti della nostra vita sono sotto il diretto controllo del Signore ed Egli fa in modo che tutto cooperi per il nostro bene (crescita, maturazione e non sempre piacere personale). Le lezioni della Grazia sono sempre uguali per tutti, ma le opportunità di manifestare quanto è stato compreso, saranno sempre personali. Pietro imparerà con Giovanni la lezione suprema dell’amore, ma i due avranno verifiche diverse. Il progresso del discepolo dipende sempre anche dalla sua ubbidienza. Ed è così, che per alcuni discepoli, da anni alla scuola di Cristo, non si registrano miglioramenti o progressi. I nostri alibi si ritrovano negli altri e nelle circostanze, ma se guardiamo un momento indietro all’inizio del nostro percorso cristiano, scopriremo che oggi, forse, abbiamo smesso di fare ciò che invece prima era spontaneo e rappresentava addirittura un bisogno. La gioia dell’incontro con Cristo, è diventata un dovere; la lettura della Bibbia, è pesante e fastidiosa; la comunione con i fratelli è un impaccio del quale ci sgraveremmo volentieri. Non è semplice, ma per la grazia di Dio, non è impossibile! Possiamo riprendere la strada là da dove ci siamo smarriti. Non pretendiamo di volare, se siamo feriti, l’importante è rialzarsi e cominciare a camminare di nuovo. Un fuoco si accende o si spegne sempre nella medesima maniera.  

  1. Il progresso del discepolo avviene sempre in accordo al piano di Dio per lui.

Dio ha come scopo ultimo per i suoi discepoli un servizio maggiore verso il quale l’insegnamento e la disciplina ci preparano (Filippesi 1:12-14). Ogni passo che Egli ci fa compiere, ogni parola che ci rivolge, ogni prova che permette, contribuisce in qualche modo all’avanzamento ed al progresso di tutti. Giuseppe venduto come schiavo, Davide esiliato dal regno, Giobbe piegato sotto la sferza della bufera, Paolo schiaffeggiato da un angelo di satana, sono tutti chiari esempi di questa verità. Si tratta di esperienze tristi e misteriose per quel tempo che, sebbene costituissero una parte importante della preparazione individuale di questi uomini, furono in ogni caso parte essenziale dell’opera di Dio in un disegno più vasto nei riguardi di questi suoi servitori. In quei frangenti costoro erano consapevoli principalmente dei loro limiti, mantenendo, comunque, il desiderio di ricevere la rivelazione maggiore della volontà di Dio. Alla fine tutti giunsero a comprendere che, per il bene degli altri, avevano sopportato sofferenze e prove, e questo li compensò abbondantemente di tutto (Genesi 45:5-8). Qui possiamo osservare come Dio operi sul male, non impedendolo, ma governandolo, attraverso la sua provvidenza. Ci sono molte cose che non comprendiamo ora, ma sappiamo che il nostro Maestro tiene in serbo per noi il meglio. Essere discepoli di Cristo significa credere che anche nelle situazioni avverse, Dio ha la situazione sotto controllo e tutto coopera per il nostro bene (Romani 8:28). DIO OPERA BENE IN TUTTE LE COSE. Un pastore vissuto nel XVIII secolo ebbe a dire a riguardo: “Non fare alcuna eccezione, quando Lui non ne fa alcuna. Tutte! Egli non esclude nulla…”. Tutto per il Bene! Non significa che tutto ciò che ci accade sia buono, ma che tutto collabora e si muove nella direzione del bene.

Dobbiamo sottolineare che non solo gli angeli che il Signore accampa attorno a noi, o i santi che pregano del continuo per noi, ma anche i nostri nemici, Satana e i suoi angeli, sono impegnati in questa faccenda. È vero, questo non è il loro disegno, anzi niente affatto, ma essi pensano di portare avanti per conto proprio la loro opera distruttrice nei nostri confronti così come è detto dell’Assiro, che Dio mandò per punire una nazione ipocrita, “Ma essa non la intende così; non così la pensa in cuor suo; essa ha in cuore di distruggere, di sterminare” (Isaia 10:7), tuttavia stava solo compiendo l’opera di Dio anche se egli non voleva. Tutti gli eventi che accadono nel mondo convergono verso un’unica opera – la gloria di Dio e la salvezza dei suoi figli. Ogni malattia ed infermità che potranno colpirci, ogni perdita di persone care che dovremo subire, ogni rimprovero che dovremo sopportare, ogni freccia che colpirà il nostro cuore, ogni agonia e ogni dolore nella carne e nelle ossa, sono tutti per il nostro bene. Ogni cambiamento della nostra condizione – il bello e il cattivo tempo, la discesa e la risalita, la libertà e la carcerazione, tutto confluisce verso il tuo bene.

Dobbiamo però dire che mentre TUTTE LE COSE cooperano al bene, la Scrittura non ci dice che TUTTE LE COSE siano buone in sé. Molte cose sono cattive. Ci sono molte cose nella vita che succedono a causa del peccato o a causa dell’opera di Satana. (Noi non consideriamo la morte una buona cosa, non consideriamo la malattia una buona cosa. Sono delle vere tragedie).

Ma facciamo attenzione. Non commettiamo l’errore di andare dalle persone che stanno soffrendo e dire . Perché se dobbiamo arrivare a ringraziare Dio per tutte le cose, sarà solo dopo aver veramente realizzato che Dio stava operando per il bene. Per esempio, Gesù come affronta il tema della morte di Lazzaro? Non leggiamo che va da Maria e l’abbraccia dicendole “Alleluia, Lazzaro è morto. Grazie Dio. È meraviglioso!”. Invece Gesù pianse.  

Perciò, la morte o certe sofferenze non sono buone in sé, ma possono diventare un’opportunità per Dio di dimostrare la sua gloria. Dovremmo dunque imparare a distinguere tra le cose che sono buone per le quali rendiamo grazie a Dio legittimamente e a non ringraziare Dio per cose che sono causate da Satana o dal peccato. Invece, dobbiamo ringraziare Dio per quello che lui sta facendo permettendo queste cose.

Dobbiamo imparare a capire che quello che succede in noi è molto più importante di quello che succede a noi.

Molti cosiddetti discepoli hanno smesso di imparare da Gesù di fronte ai primi ostacoli ma anche noi rischiamo spesso di allontanarci dallo spirito del vero discepolato. Poniamoci allora le seguenti domande che riguardano il nostro progresso nelle vie del Signore:

  1. Sto coltivando il giusto rapporto con il mio Maestro? Vivo all’ombra del calvario, confidando nell’opera di redenzione di Cristo, tenendomi stretto a Lui? Cammino nella luce, senza la quale le parole di Gesù sarebbero oscure. Considero le prove soltanto come un peso di cui lagnarmi?
  2. Se non mi trovo in questa condizione di comunione ottimale, quando me ne sono allontanato? Quale suo comando ho disatteso? Voglio tornare a quel punto, sia esso recente o remoto nel tempo, e arrendermi completamente a qualunque costo compiendo la volontà di Cristo in ogni cosa per quanto questa possa apparirmi piccola ed insignificante?
  3. Sono pronto a restare in attesa del Signore quando non riesco ad udire la sua voce chiara e distinta? Sono pronto ad aspettare i tempi di Dio, fin quando Egli compia il suo piano in me?

Il nostro sommo insegnante si china con pazienza verso di noi ed attende che muoviamo i passi verso la sua volontà. Egli ci condurrà avanti fin quando giungeremo alla perfezione nella patria celeste.

La prova cominciò a travolgere la vita del fratello Horatio Spafford, che era stato un ricco uomo d’affari, nel lontano 1871, quando il grande incendio di Chicago (USA) lo rovinò finanziariamente.

Il 22 novembre 1873, Anna Spafford si trovava ritta in piedi, accanto alle sue 4 figlie, sul ponte della nave francese Ville du Havre, che stava affondando.

Soltanto pochi minuti prima, in una notte stellata, la nave inglese Lochearn era entrata in collisione con il piroscafo francese.

Dall’impatto all’affondamento passarono solamente 12 minuti.

226 persone trovarono la morte, 87 sopravvissero.

La giovane madre e le sue bambine, di età comprese tra i 2 e gli 11 anni, si diressero immediatamente verso una delle scialuppe di salvataggio.

Sulla nave regnava il panico.

Mentre ella correva cercando di superare la folla, esitò un momento, e si fermò: “Sono pronta ad incontrare queste persone un giorno, davanti a Dio, se io e le mie bambine occupiamo il posto di coloro che potrebbero avere ancora un’altra occasione di udire la predicazione dell’Evangelo”?

In quel momento l’albero di maestra si abbatté con fracasso sulla scialuppa di salvataggio che esse stavano per prendere, causando la morte di tutti quelli che vi erano appena entrati.

La nave cominciò ad andare in pezzi.

Annie, la figlia più grande, aiutò la madre e Tanetta, la bimba più piccola, che stava aggrappata al collo della madre.

Bessie, la penultima, e Maggie, la seconda, stavano in silenzio aggrappate alle ginocchia della mamma.

Maggie, rivolgendosi alla mamma le disse: “Mamma, Dio si prenderà cura di noi”.

Annie aggiunse: “Non aver paura, mamma. Il mare appartiene a Dio; lo ha creato Lui”.

Mentre diceva queste parole il mare le inghiottì.

L’ultimo ricordo di Anna Spafford è quello della piccola bimba che la forza delle acque le aveva strappato violentemente dalle braccia.

Un relitto galleggiante s’infilo sotto il suo corpo privo di sensi, spingendola in superficie, dove una scialuppa la raccolse.

Le sue bambine, però, non c’erano più!

La sua prima reazione fu di assoluta disperazione.

Poi ebbe la sensazione che una voce dentro di sé le parlasse: “Sei stata salvata per uno scopo”.

Allora le venne in mente il consiglio di un’amica: “È facile essere riconoscenti quando tutte le cose vanno bene, ma stai attenta a non esserlo soltanto nella buona sorte”.

Nove giorni più tardi raggiunse Cardiff, nel Galles, e mandò questo telegramma al marito, avvocato, che si trovava a Chicago: “Sopravvissuta da sola”.

Il marito prese immediatamente una nave che lo avrebbe portato in Europa, per raggiungere la moglie.

Una notte il capitano di quella nave lo chiamò nella propria cabina privata dicendogli: “Da un esame effettuato, credo che ora stiamo attraversando proprio il luogo in cui si è inabissato il piroscafo francese.

Qui il mare è profondo circa tre miglia”.

Horatio Spafford ritornò nella sua cabina, e su quelle acque profonde, quella notte, vicino al luogo in cui erano morte le sue bambine, scrisse quel bellissimo inno, che più tardi fu messo in musica da P.P.Bliss, conosciuto come “Se pace qual fiume”.

O mio cuor calmo sta Quando pace, come un fiume, si trova sulla mia via,

quando i dolori si scagliano come onde del mare, qualunque sia la mia sorte,

Tu mi hai insegnato a dire: «È utile, è utile alla mia anima!».

Anche se Satana dovesse colpirmi, Anche se le prove dovessero giungere,

Prenda il controllo la beata certezza che Cristo ha custodito i miei indifesi beni e ha versato il Suo sangue per la mia anima.

Il mio peccato, oh, che gioia dà il solo pensiero! Il mio peccato, non in parte, ma è interamente appeso alla croce, e io non ne sono più gravato.

Loda il Signore, loda il Signore, oh anima mia!

Da ora in poi, per me vivere è Cristo se il Giordano dovesse sommergermi,

il dolore non mi seguirà, poiché, nella morte, come nella vita,

Tu sussurrerai la Tua pace alla mia anima.

Ma Signore, è Te, è la Tua venuta che aspettiamo. Il cielo, non la tomba è la nostra meta. Oh tromba angelica! O voce del Signore

Beata speranza, beato riposo dell’anima mia.

Signore, affretta il giorno in cui l’oggetto della mia fede sarà rivelato,

le nuvole si srotoleranno come pergamena, la tromba suonerà, e il Signore scenderà.

«Anche questo è utile alla mia anima!».

Qui a fianco il testo originale del canto “It is well with my soul” ovvero, “È

buono per l’anima mia” la cui traduzione metrica contenuta nell’Innario “Inni di Lode” è stata curata dal fratello Francesco Toppi.

Dopo la tragedia, i coniugi Spafford ebbero altre due figlie e, nel 1881, decisero di trasferirsi a Gerusalemme dove contribuirono alla fondazione del gruppo detto Colonia Americana, che aveva lo scopo di soccorrere i poveri.

Chiamato alla casa del Padre a seguito della malaria, il fratello Horatio Spafford fu sepolto a Gerusalemme nel 1888.

L’inno, che noi oggi conosciamo come “O mio cuor calmo sta”, fu musicato nel 1876 dal predicatore Philipp P. Bliss, con la melodia che noi tutti conosciamo.

Non molto tempo dopo, alla fine di una predica nella chiesa di Ashtabula, Ohio, il fratello Bliss annunciò che, probabilmente, non avrebbe più fatto ritorno in quel luogo, e salutò la chiesa con il canto “I’m going home tomorrow” (Tornerò a casa domani).

Sicuramente, il Signore stava preparando il cuore del fratello Bliss, riversando su di lui la Sua pace, infatti, la sera seguente, il crollo di un ponte travolse il treno su cui questi stava viaggiando con la moglie.

La moglie di Bliss rimase intrappolata, il fratello Bliss si gettò tra le fiamme nel tentativo di salvarla, ma il Signore decise di condurli entrambi nella dimora che per loro aveva preparato nel Cielo.

A volte pensiamo, sbagliando, che la vita cristiana debba procedere immune da disastri, pericoli e dolori, e che non debba certamente capitare una vicenda come quella di Anna ed Horatio Spafford.

Tuttavia naufragi, incidenti, uragani, terremoti, malattie colpiscono i credenti insieme a quelli che non conoscono il Signore.

In che modo reagiamo di fronte a tali perdite, disastri e difficoltà?

Quale situazione difficile cerca di prendere il sopravvento sulla nostra fede?

OH MIO CUOR, CALMO STA! STA SERENO AL SICURO IN GESÙ!