Il discepolo e la famiglia
Non possiamo considerare la vita del discepolo al di fuori del contesto familiare, perché è proprio all’interno di una relazione affettiva che si consolidano o si consumano i veri rapporti. Inoltre, la famiglia è quella palestra che la grazia di Dio utilizza per aiutarci a sentire il bisogno di cambiamento, e per farci diventare sempre migliori.
La famiglia del discepolo di Cristo può aiutarlo a crescere nella grazia, al contrario, ostacolarlo dove questa è sistematicamente trascurata.
Vediamo prima di tutto quali alti ideali sono presentati nel Nuovo Testamento per la famiglia cristiana, traendone così preziose applicazioni.
- Per chi segue Cristo esistono verità fondamentali e imprescindibili che influenzano ogni rapporto familiare.
Esiste un capofamiglia davvero speciale in ogni casa che si professa cristiana. Gesù occupa un ruolo di preminenza costante. Questa nuova autorità ispira la condotta della vita quotidiana e guida ogni decisione nelle questioni più importanti della giornata, così in quelle più apparentemente insignificanti. Gli impegni nei confronti degli altri vanno allargati o limitati rispetto all’impegno supremo da riservare in primo luogo a Gesù. Vi sono famiglie dove comanda la moglie, il marito, o peggio ancora, i figli. All’uomo Dio ha dato il compito e la responsabilità di guidare la famiglia. Laddove i ruoli sono scambiati, si assiste un indebolimento nel carattere dei figli. Un uomo o una donna che esercitano autoritarismo, producono una famiglia incapace di fare delle scelte, piuttosto gracili caratterialmente, o al contrario, dei ribelli. Altre volte, i genitori sono schiavi, ostaggi dei figli, a cui tutto viene concesso, vivendo un rapporto alla pari.
Rispetto, attenzione, cura per l’altro, sono caratteristiche peculiari dell’essere discepoli di Gesù Cristo.
I nostri rapporti con il prossimo sono subordinati al primo posto che spetta al Signore. Per chi vive in famiglie dove alcuni membri possono non essere convertiti, occorre fare chiarezza, spiegando che, l’eventuale assenza del membro credente per gli incontri della comunità locale, non è rifiuto o abdicazione alla famiglia, anzi, è amore praticato. Molti non credenti stanno beneficiando degli effetti positivi e i vantaggi che gode un credente al rientro dal culto! Delle volte, potremmo usare gli impegni familiari, come una giustificazione per non adempiere anche a quei doveri che abbiamo acquisito verso la nostra seconda famiglia, quella spirituale (Ebrei 10:25). Quando la fede diventa terreno di scontro, il discepolo chiesa istruzione al Signore, affinché possa, con il suo comportamento, conquistare i contraddittori (I Pietro 2:12; I Pietro 3:15-17).
Esiste un nuovo atteggiamento verso gli altri.
Il rapporto del discepolo con Cristo è, quello della sua stessa vita. È Cristo in noi a diventare fonte di forza vera (Colossesi 1:27). La sua presenza nella nostra vita serve a forgiare il nostro carattere, dandoci sentimenti santi e suggerendo come comportarci nei confronti degli altri, perché tutto è diventato nuovo (II Corinzi 5:17; II Corinzi 3:18).
La natura di Dio è amore e la vita nuova in Cristo, che regna sovrano sul discepolo, genera in lui amore verso il prossimo. Un tempo vivevamo per noi stessi soltanto, caratterizzati dal governo dell’io e tutto era volto a soddisfare ed accarezzare il nostro orgoglio.
In un ambiente dove il reciproco servizio e la ricerca continua della pace e del bene, produrrà piena armonia e felicità, facendo diventare quella famiglia, un centro di benedizione anche per chi la conosce e la frequenta. Ovviamente, le discussioni ed i confronti, non devono mancare, ma sempre nel rispetto. Soprattutto verso i figli, occorre trovare sempre soluzioni e strategie nuove, cercando di capire quando tirare dritti su ciò che si è discusso ed insieme stabilito, e quando, invece, è necessaria l’arte preziosa della mediazione.
- La Scrittura evidenzia in modo chiaro l’importanza dei ruoli nella famiglia.
La relazione coniugale: Efesini 5:25. Un amore così non si può trasformare in egoistica brutalità che spesso rende la casa più simile all’inferno che al paradiso. Laddove esiste l’amore, persino la sottomissione diventa più facile ed è agevolata (Efesini 5:22). Anche come genitori, abbiamo dei validi consigli dalla Parola (Efesini 6:4). Per i figli, invece, il consiglio è in Efesini 6:1-3. È questo un pensiero glorioso e tenero al tempo stesso, che solleva il fanciullo da responsabilità che non potrebbe affrontare, permettendogli di crescere sotto una guida saggia e decisa.
Non dimentichiamo di praticare l’ospitalità (Romani 12:13; I Timoteo 5:10; Ebrei 13:1).
Infine, per i giovani credenti, desiderosi di mettere su famiglia, devono sapere che hanno l’opportunità di costruire una vera famiglia cristiana, facendo un saggio fidanzamento, scegliendo tra altri discepoli.