Maria Agata – Testimonianze

Mi chiamo Maria Agata ed ho avuto la grazia di essere nata in una famiglia cristiana, ma questo non salva perché il Signore non ha nipoti, ma figli.

Ho dovuto quindi conoscere ed accettare Gesù come mio personale Salvatore.

Ero appena adolescente quando decisi di voler servire il Signore. Una domenica mentre andavo al culto, incontrai un mio compagno di scuola e, non capisco bene neppure adesso, quali pensieri passarono nella mia mente, ma di fatto rallentai il passo, aspettando che si allontanasse prima di entrare nel locale di culto, anche se in classe sapevano tutti che ero una cristiana evangelica.

Iniziò il culto e io mi sentivo così in colpa per quel gesto, che quel sentimento divenne un gran pianto e un’invocazione di perdono. Quella mattina il pastore ci invitò ad aprire le nostre Bibbie sul testo del Vangelo di Luca 9:26, dove è scritto: “Perché se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figliol dell’uomo avrà vergogna di lui quando verrà nella sua gloria…”.

Decisi in quel momento che mai più mi sarei vergognata del mio Signore e da quella volta ho sempre confessato la mia fede ed i miei principi, senza timore, anche se qualche volta, per questo, ero messa in disparte. A vent’anni per motivi di lavoro mi trasferii insieme ad una delle mie sorelle in un’altra provincia, e lì per la prima volta mi trovai di fronte a storie e situazioni che credevo esistessero solo nei film. Ma più le conoscevo e più mi aggrappavo al Signore ringraziando di essersi fatto conoscere e lo pregavo di mantenere fermi i miei piedi nelle sue vie.

Ma la prova più dura doveva ancora arrivare. In seguito ad un controllo scoprimmo che mia madre era affetta da un tumore al seno; iniziò quindi un calvario, seguirono interventi e cicli di chemioterapia, tanta sofferenza.

Lontano dallo sguardo di mia madre, gridavo al Signore che la guarisse, che operasse un miracolo. Una sera dopo aver pregato, aprii la mia Bibbia e la mia attenzione fu catturata dalla storia del re Ezechia, il quale ammalatosi ed in procinto di morire, pregò, e il Signore allungò la sua vita di quindici anni; presi quel passo delle Scritture come la risposta alle mie preghiere. Purtroppo, dopo qualche mese, mia madre morì e oltre al grande dolore per la sua perdita, c’era anche la delusione. Mi sentivo tradita, mi chiedevo perché il Signore prima mi aveva fatto credere che l’avrebbe guarita e poi invece se l’era portata a casa.

Chiusi tutto il mio dolore in fondo al cuore e mi sforzai di andare avanti; dovevo essere forte per mio padre e per le mie sorelle, ma più passava il tempo più quel perché mi tormentava e più cresceva in me la sensazione che Dio era potente, ma soltanto per gli altri.

Una domenica al culto, il pastore prese come soggetto per la predicazione proprio la storia del re Ezechia, ma non si fermò alla guarigione, come avevo fatto io, ma continuò, dicendo che negli anni di vita che il Signore gli concesse, il re peccò, utilizzando male le possibilità accordategli. Il Signore rispose al mio perché facendomi capire che Lui sa quando è il momento giusto perché Dio ci conosce. Passarono degli anni e una delle mie sorelle si sposò, trasferendosi nel Trentino, e dopo un paio di mesi, ebbi la bella notizia dell’arrivo di un bimbo.

La nuova mi riempì di gioia e cominciai con entusiasmo a pensare a cosa poteva servire per il nascituro, ma questa gioia non durò molto. La prima ecografia infatti evidenziò un igroma al cervello, caratteristico nei feti con malformazione genetica. La diagnosi medica mi raggelò, pietrificandomi; non riuscivo neppure a pregare e mi rinchiusi ancora una volta nel mio dolore.

La mia comunità aveva da tempo organizzato una evangelizzazione-gita su un’isola del Mediterraneo, proprio qualche giorno dopo che questo nuovo uragano si abbattesse sulla mia famiglia, ma nonostante tutto andai. L’indomani dall’arrivo, ci riunimmo nella piazza e cominciammo il nostro culto. Il mio cuore era lontano, perso nei bui pensieri, infatti non ricordo molto di quell’incontro; mi furono riportate solo le parole del verso di Malachia 3:10 ”mettetemi alla prova …e vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo …” .

Quelle parole rimbombarono nella mente, fino a che, con tutto il dolore che avevo rinchiuso nel mio cuore, gridai a Dio, dicendo che volevo vedere i cieli aperti su di me, volevo vedere la sua potente mano anche su di me, volevo che fosse il MIO DIO.

Il Signore è buono e fedele, e nel suo immenso amore ha risposto al mio grido; dal quel momento la certezza che la sua opera era compiuta invase il mio cuore, nonostante nessun esame rivelasse un cambiamento di diagnosi io sapevo che Dio aveva operato. Sperimentai in un attimo ciò che non avevo mai provato in tutto il mio cammino di fede.

Amavo il Signore, credevo nella sua onnipotenza, ma non l’avevo mai sentito così presente nella mia vita.

Da quel giorno è cambiato tutto; ci sono state difficoltà, momenti bui, cadute, ma in nessuno di essi mi sono più sentita sola e abbandonata.

La bimba che venne al mondo era sana e bella.

A te che leggerai questa esperienza di vita voglio dire:

il Signore aspetta di diventare il TUO DIO aprigli il cuore NON TARDARE.