Introduzione
Chi è o cosa è lo Spirito Santo? Questo interrogativo, almeno nella sua accezione dottrinale, non sorse al tempo della chiesa apostolica, la quale viveva in un’atmosfera controllata dalla sua benedetta presenza e potenza. Dopo pochi secoli, tuttavia, gli errori dottrinali e le prime eresie circa la doppia natura di Gesù Cristo, cominciarono ad intaccare lo Spirito Santo.
Alcuni teologi lo hanno definito come la “Persona timida della trinità”, per la sua troppo latente presenza nelle Scritture; altri lo hanno associato semplicemente ad un’influenza benefica del tutto distaccata, impersonale ed estranea ai problemi dell’umanità, fino a considerarlo una forza attiva, un’emanazione di una volontà di altri; infatti il suo stesso nome Spirito, lascia confondere chi non è afferrato alla verità descritta nella Sacra Parola divina.
Alcuni affermavano che lo Spirito Santo fosse stato creato dall’eterno Figlio di Dio, e pertanto non dovesse considerarsi una “persona divina”. Questo insegnamento negava, in sostanza, la rivelazione della Trinità contenuta nelle Scritture, che presentano un unico Dio esistente eternamente in tre persone distinte ma eguali nella sostanza: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo (Vedi Genesi 1:1-3; II Corinzi 13:13; Matteo 28:19; Romani 1:1-4).
Ancora oggi la dottrina dello Spirito Santo occupa un posto preminente fra le verità che riguardano l’opera della redenzione. Ogni libro del Nuovo Testamento ad eccezione della seconda e della terza di Giovanni, contiene almeno un riferimento alla Persona ed all’opera dello Spirito Santo, ed in particolare ognuno dei quattro Evangeli fa riferimento alla promessa della sua effusione sui credenti.
Ed ecco qui, il limite. Per molti pentecostali, lo Spirito Santo è soltanto colui che ci immerge in questo fiume di grazia, che è la seconda esperienza dopo la nuova nascita, appunto definita come battesimo nello Spirito Santo (Confronta Atti 2:38-39). In maniera troppo riduttiva e non corretta teologicamente parlando, pensiamo allo Spirito Santo associandolo soltanto alle lingue che sono esclusivamente il segno esteriore di una potenza che brucia dentro, che se coltivata ed amata con passione e zelo, ci premette di vivere una vita più vibrante nello Spirito e di scalare le vette delle montagne divine.
Quindi sgombriamo il campo dall’idea che lo Spirito Santo sia le lingue, Egli è una persona divina con il Padre ed il Figlio.
Forse il suo nome, Spirito, presta il fianco ad interpretazioni pretestuose, che non ci conducono da nessuna parte, o meglio verso la morte. Le lingue originali della Scrittura, ebraico e greco, sono lingue povere, quindi una parola ha molti significati a seconda del suo contesto. Ma scavando nella Bibbia troveremo invece, che lo Spirito Santo possiede le qualità di una persona, ossia ha coscienza di sé, ragiona, parla, interpreta, agisce autonomamente, prova emozioni.
Si parla in Romani 8:27 del sentimento dello Spirito, e in I Corinzi 2:10-11, Paolo dice che solo lo Spirito di Dio conosce le cose profonde di Dio; Egli ama (Romani 15:30).
Egli distribuisce i suoi carismi nella chiesa (I Corinzi 12:11); parla e chiama gli apostoli (Atti 13:2); come potrebbe la Bibbia portarci fuori strada facendoci credere che ci troviamo di fronte ad una Persona se invece si trattasse di una forza impersonale?
Egli crea, rigenera, contende con il peccatore, convince di peccato, intercede, compie miracoli, risuscita i morti, parla, insegna e testimonia di Cristo.
Egli ha nomi di persona. Paracletos, Consolatore, aiutante, amico, avvocato. Etimologicamente è: “Colui che appare per difendere e aiutare qualcuno”, “uno al fianco di”. L’appellativo era usato in particolare nei procedimenti legali. Nei tribunali dell’antichità, infatti, le parti si presentavano ai processi assistiti da uno o più amici influenti, chiamati in greco paracletos ed in latino advocati.
Quando Gesù dichiarò di lasciarci un altro Consolatore, usa il greco allon, un altro, che tradotto letteralmente è un altro dello stesso tipo, e non eteron, che vuol dire di diversa natura.
E che dire della formula trinitaria del battesimo cristiano? (Matteo 28:19) o la dossologia di II Corinzi 13:13 dove lo Spirito Santo è menzionato accanto al Padre ed al Figlio, ma non avrebbe senso se si trattasse di una forza o dell’intelligenza di Dio.
Addirittura leggiamo in Luca 4:14 che Gesù nella potenza dello Spirito Santo se ne tornò, ma se lo Spirito fosse solo energia, che senso avrebbe questo passaggio biblico?
Nella Trinità c’è eguaglianza di sostanza, ma non di ruoli, il Padre è Creatore, il Figlio il Salvatore ma lo Spirito è soprattutto il Consolatore. Nella perfetta armonia dell’amore puro, non esiste subordinazione, ma lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio nel senso che ha altri uffici, ma tutte le tre persone della trinità collaborano ed operano per il raggiungimento dello stesso piano, la redenzione dell’uomo e la glorificazione.
Egli possiede gli attributi assoluti divini, vale a dire l’eternità, l’onnipotenza, l’onniscienza, l’onnipresenza, la spiritualità. Così come quelli morali, amore, giustizia e santità.