L’uomo è immortale? pagina 11 – Studi Biblici

Uomo immortale

Premi, corone e ricompense

La vita eterna è un dono, non è un premio (II Timoteo 4:7-8; I Corinzi 9:27).

Esaù perse la sua primogenitura ma non la sua figliolanza. La Scrittura ci parla di perdite che ci faranno soffrire e del lavoro di tutta una vita che potrebbe andare arso (I Corinzi 3:13-15); del timore della vergogna (I Giovanni 2:28). La vita eterna è un dono non un premio! Sappiamo comunque che Dio giudicherà i motivi che hanno ispirato la nostra vita ed il nostro servizio. Non si tratterà di perdere la salvezza, piuttosto il Signore esaminerà ogni cosa secondo i suoi criteri di valutazione, e se lo approverà, ci verrà data una ricompensa. Questa riguarda la fedeltà nel servizio successivo alla salvezza.

I DESTINATARI DELLA RICOMPENSA

Luca 6:22-23; “L’intero argomento riguardante il premio che il Signore riserva al credente nel Cielo è quello che sembra essere ricordato solo raramente dal comune credente o dallo studente biblico medio. Esso è al tempo stesso un tema gioioso e solenne, e dovrebbe servire come potente incentivo per una vita di santità”. Così scrisse un famoso predicatore molti anni fa, e da allora le circostanze sono cambiate ben poco riguardo a quest’argomento.

Alcuni, che si considerano molto in alto, a livello spirituale, ritengono l’intero argomento del premio per il servizio cristiano, come una motivazione secondaria, esaminando la cosa con distaccata sufficienza. Essi la paragonano alla caramella che si offre come premio ad un bimbo se farà il bravo. Gesù prima, e Paolo poi, non la pensavano in questo modo.

È superfluo affermare che la salvezza non si ottiene per i nostri atti meritori, poiché è il risultato dell’incommensurabile amore di Dio. Il fatto, però, che Gesù abbia in molte occasioni parlato di premi per il servizio cristiano, sta ad indicare che la loro concessione era considerata importante dallo stesso Gesù. In nessun modo tuttavia Egli fece lontanamente pensare che tale servizio fosse un metodo per accumulare meriti.

Il linguaggio per definire i premi è altamente simbolico e metaforico. Naturalmente, un servizio fedele produce premi in questa vita, così come in quella futura (Confronta Luca 18:29-30).

Il Nuovo Testamento si apre con la promessa di una ricompensa da parte del Signore, nelle beatitudini, a cui fa riferimento nel discorso della montagna (Matteo 5:11-12).

Il Nuovo Testamento si chiude con la promessa del Signore, ancora di un premio (Apocalisse 22:12).

Non solo Gesù, ma anche Paolo è molto esplicito sul tema (II Corinzi 5:10). Da questo brano apprendiamo che le nostre azioni saranno esaminate al tribunale di Cristo, ma è ugualmente chiaro che non è in discussione la salvezza dell’individuo. L’argomento della salvezza eterna si è risolto definitivamente alla croce. Morendo al Golgota Gesù ha affrontato il giudizio che sarebbe dovuto toccare a noi (Atti 13:39), e la conseguenza è una benedizione eterna e gloriosa (Romani 8:1).

L’ultima parte della citazione sembra far trasparire il timore dell’apostolo di non farcela, di non riuscire ad ottenere la corona che il Signore aveva preparato per lui (I Corinzi 9:17-18,25-27). 

Tutti i credenti che si troveranno davanti al tribunale di Cristo, in greco bhema, ossia la giuria dei giochi olimpici e simili, sono già qualificati per le premiazioni e per il Cielo, ma non tutti riceveranno lo stesso premio. Qualcuno una volta disse: “Il premio sarà calcolato più sulla base della fedeltà a Dio e della sofferenza, e non sui presunti successi da noi ottenuti nella vita”. Tuttavia siamo fortemente esortati (III Giovanni 1:8).

Nella parabola delle mine, (una per ciascun servo in Luca 19:11-27), e in quella dei talenti, (5, 2, 1 in Matteo 25:14-30), Gesù insegna che ogni credente ha differenti abilità e attitudini. La prima insegna che dove c’è uguale abilità ma una fedeltà inferiore, lì ci sarà una minore ricompensa. Da parte sua, la seconda, afferma che, dove c’è diversa abilità ma uguale fedeltà, il premio sarà il medesimo. Il giudizio di Cristo ed il relativo premio saranno proporzionati all’uso che noi facciamo delle opportunità che ci vengono concesse dal Signore.

Queste parabole, e l’intero soggetto della ricompensa per il servizio, evidenziano l’importanza del modo in cui agiamo qui ed ora. È quaggiù che gettiamo le basi della nostra futura condizione nonché del premio che riceveremo in Cielo.

“Nella speranza di quella corona immortale,

la mia croce sono pronto a sopportare,

e il mio cammino costante vò continuare.

Pene e dolori dobbiamo sopportare,

e il Signore mai ci vorrà lasciare.

Presto, glorioso Ei ritornerà,

le lacrime dei suoi servi asciugherà,

 e nella casa sua li porterà”, Charles Wesley

LE CORONE: nella cultura greca era un ornamento usato da un re oppure una ghirlanda usata come simbolo della vittoria. Affrontando questo argomento occorre tener presente che, nelle ricompense celesti, il merito viene espressamente escluso (Luca 17:7-10). La parabola dei lavoratori delle diverse ore (Matteo 20:13-15), ci rammenta tale insegnamento. L’operaio assunto per lavorare soltanto un’ora ricevette lo stesso salario di colui che aveva lavorato tutta la giornata, indicando la verità che la maggior parte della paga non era stata guadagnata, ma era un generoso dono del padrone. Nel Nuovo Testamento troviamo due parole greche tradotte corona. La prima è diadema, un turbante regale indossato dai re persiani, simbolo di dignità regale. Si riferisce al tipo di corona che spetta a Gesù (Apocalisse 19:12-13). Il secondo è stefanos, la corona del vincitore, un simbolo di vittoria e trionfo ai giochi olimpici o in competizioni analoghe. Essa consisteva in una corona di foglie di alloro, di ulivo, di mirto, perfettamente intrecciate. I premi sono rappresentati, dal punto di vista tipologico, dalle corone. Si riportano di seguito alcune delle corone menzionate nella Scrittura:

  • La corona della vita (Giacomo 1:12; Apocalisse 2:10): essa viene donata come riconoscimento di perseveranza e di trionfo sulla prova e sulla persecuzione, se necessaria fino al martirio. La motivazione deve essere l’amore per Gesù.
  • La corona della giustizia (II Timoteo 4:8): è aggiudicata a chi ha completato il proprio cammino di fede con integrità e fedeltà. È la ricompensa attribuita per aver portato a compimento il ministero.
  • La corona incorruttibile (I Corinzi 9:25): essa è ottenuta da coloro che sono disciplinati; qui Paolo usa la figura del pentatlon, gara atletica in 5 prove; nell’antichità queste erano la corsa, il salto, il lancio del giavellotto o il pugilato, il lancio del disco e la lotta; oggi invece questi diversi sport sono, l’equitazione, la scherma, il tiro, il nuoto e la corsa campestre.
  • La corona della gioia (I Tessalonicesi 2:19): la Versione inglese ha la corona dell’allegrezza. Questa è la corona del conquistatore d’anime. Sarà motivo d’allegrezza in cielo incontrare quanti si sono convertiti tramite il nostro servizio. Questa corona è a disposizione di ogni credente.
  • La corona della gloria (I Pietro 5:2-4): questo premio è promesso ai conduttori di chiesa per un ministero pastorale consacrato.

Comunque nessuna di queste corone viene aggiudicata automaticamente. Ci sono condizioni qualificanti per ognuna di esse, ed è possibile perdere una corona per disattenzione (Apocalisse 3:11).

Nel giorno delle premiazioni, davanti a Dio, l’unica cosa che conterà sarà l’opera di Cristo (Ebrei 2:9).