L’uomo è immortale? pagina 12 – Studi Biblici

Uomo immortale

Il cielo, un luogo specifico

La realtà biblica del cielo

Un vocabolario definisce il cielo come: “La dimora di Dio, il luogo in cui giungeranno i redenti dopo la morte”.

La parola greca tradotta cielo viene usata con tre accezioni nella Bibbia, e fa riferimento a:

  1. cieli aerei o atmosferici. Riguarda la cosmologia; essi formano una delle divisioni primordiali dell’universo, così come viene riportato in Genesi 1:1.
  2. cieli siderali o stellati, oggetto di indagine, curiosità, e superstizione da parte della gente. Salomone li colloca nella loro giusta dimensione (I Re 8:27).
  3. la dimora eterna di Dio (Confronta Matteo 6:9); è qui che i redenti e gli angeli fedeli potranno condividere la vita di Dio e la gioia del Redentore. Cristo discese dal cielo per assumere la natura umana, in vista della redenzione. In occasione della sua ascensione passò attraverso i cieli (Confronta Ebrei 4:14).

Si tratta di un luogo specifico o di una condizione della mente?

“Alcune persone parlano del Cielo come se fosse un luogo immaginario. Ne parlano ironicamente, pensando che esso sia un’invenzione umana, una terra mai esistita, un regno di sogni che non può essere preso seriamente in considerazione. Altri sostengono che sia uno stato di pace mentale, un vuoto vacuo, o una ricompensa per essere stati buoni. Alcuni affermano che il cielo e l’inferno rifletteranno ciò che si fa in questa vita- una proiezione del meglio di noi stessi…ma il Cielo come luogo? Mai!”.

Giovanni 14:1-3. siamo in difficoltà quando cerchiamo di esprimere gli eventi e le condizioni che vanno oltre il tempo e lo spazio. In Apocalisse, Giovanni cerca di farci immaginare, con il suo scritto, realtà inesprimibili, cose infinite. Anche Paolo incontra la medesima difficoltà nel parlare di realtà a noi estranee (II Corinzi 12:4).

Non possiamo allora interpretare uno scritto simbolico alla lettera, ma nemmeno spiritualizzare tutto. Si parla, in riferimento al cielo, di porte di perle e strade d’oro, trattandosi certamente di descrizioni figurative, quindi dovrebbero essere considerate tali, ma esse stanno, in ogni caso, a significare qualcosa di reale e sostanziale.

Alexander Mc Laren, noto commentatore ed espositore biblico (Glasgow, 11.2.1826- Manchester, 5.5.1910), scrisse quanto riportato circa la vita futura:

“Alcuni lo reputano il documento di un grande visionario (l’Apocalisse, n.d.r.) piuttosto che un testo in grado di offrirci delle anticipazioni su “le cose che devono avvenire in breve”, vale a dire realtà “di un altro mondo”. Io credo che il Cielo sia un luogo ben preciso. Credo che la corporeità della nostra vita futura sarà fondamentale per la sua perfezione. Credo che Cristo abbia ed avrà per sempre un corpo. Credo che ciò implichi l’esistenza di una determinata località, circostanze, occupazioni concrete…in cosa consiste il cielo? Assomigliare a Dio, amore, purezza, comunione con Lui”.

Il Cielo è una condizione che realizzeremo in un luogo ben definito in qualche posto nel grande universo di Dio. Non è un luogo materiale che possiamo localizzare da qui. Abbiamo un solo indizio dato da Gesù (Giovanni 14:3). Il Cielo dunque è dove si trova Dio.

Il Cielo non è lassù da qualche parte, in senso cosmico, ma il linguaggio usato dalla Bibbia indica che esso è infinitamente più elevato di qualsiasi altra cosa noi conosciamo.

Allora il Cielo è un luogo non in senso geografico, come si può affermare di una città, ad esempio. Esso sarà fondamentalmente diverso dal nostro ambiente, sia in senso spaziale, sia in senso temporale. Per Gesù il Cielo era la dimora del Padre, ma anche ciò potrebbe costituire un problema, in quanto Dio è spirito (Confronta Giovanni 4:24); perciò Egli non occupa uno spazio fisico come intendiamo noi; nella preghiera citata da Gesù, si fa riferimento al Cielo come ad un luogo dove si eseguono gli ordini divini (Confronta Matteo 6:10), anche questo suggerirebbe che si tratta di un luogo come la terra (Confronta Luca 15:7).

Dove ascese allora Gesù? L’unico modo che abbiamo per descrivere la realtà celeste è con il ricorso ai simbolismi biblici. Il Cielo non è una città come la consideriamo noi, ma è come una città.

A cosa somiglierà il Cielo?

I Corinzi 2:9. È diffusa un concezione popolare secondo la quale il Cielo sarà un luogo lussuoso e dilettevole, un posto dove non vi saranno esperienze spiacevoli e dove ogni desiderio umano sarà appagato. Di solito, è immaginato come un luogo migliore.

Il Catechismo di Westminster inizia ponendo una domanda importante: “Qual è lo scopo principale della vita dell’uomo? Il principale scopo della vita dell’uomo è quello di glorificare Dio e gustare la sua presenza per sempre”. Oggi invece, il moderno pensiero dell’uomo è: “Lo scopo principale di Dio è gratificare l’uomo”. Tutti, o quasi, agognerebbero ad uno stato simile dopo la morte, ma pochi si interrogano circa le condizioni necessarie per accedervi.

Il pensiero di una vita futura migliore dopo la morte lo si può ritrovare anche nelle popolazioni più primitive. Tuttavia ciò era legato alla pacificazione di uno o più spiriti supremi. In alcune religioni compare il concetto di remunerazione per quanto operato di buono. I Buddisti e gli Induisti hanno il loro Nirvana, che prospetta benedizione dall’essere assorbiti da uno spirito supremo. Gli Indiani del Nord America hanno le loro verdi praterie di caccia e i Musulmani i loro palazzi di delizie sensuali. Anche se distorte nelle varie espressioni religiose, il credo universale che fa affacciare l’uomo ad una vita in un luogo dopo la morte, ci dice molto circa le affermazioni della Bibbia (Confronta Ecclesiaste 3:11).

Nel pensiero originario degli Ebrei, lo Sheol non era un luogo principalmente legato alle punizioni o ai premi, ma fondamentalmente il luogo dove giacevano i loro antenati. Di qui l’espressione “…riunito ai suoi padri”. In quelli più devoti esistevano aspettative più elevate (Giobbe 19:25-27; Salmo 17:15; Salmo 73:24-25).

Il Cielo cristiano supera di gran lunga il pensiero ebraico in merito. Poiché si tratta di una realtà di indescrivibile splendore, di pace e benedizione, e che trascende ogni esperienza che qui abbiamo avuta o immaginata, per parlarne siamo costretti ad utilizzare negazioni e simbolismi.

Ciò che per un nato di nuovo rende il Cielo assolutamente il luogo migliore è l’eterna presenza di Dio come Sovrano, e la possibilità di godere per sempre dell’amicizia con Gesù (Apocalisse 21:3).

Le dimore che ci attendono

Giovanni 14:1-3. Queste parole hanno saputo dare conforto a tanti credenti in fin di vita e a molti parenti afflitti più di qualsiasi altra porzione della Bibbia. Uno scrittore evangelico presenta questa testimonianza: “Ogni volta vengo chiamato in una casa dove ci sono malattie o qualche dolore, alle persone travagliate leggo sempre Giovanni 14. Nient’altro è così consolante quanto questo brano. Se ad un uomo che sta per morire, gli si legge delle molte dimore, per un attimo si riprenderà per sussurrare “dimore”, e aspetterà finché non si giunge a leggere affinché dove sono Io siate anche voi”.

Abbiate fede in me, disse il Signore la notte prima di essere crocifisso; i suoi discepoli erano turbati al solo pensiero di perdere il loro Maestro, ma Egli seppe incoraggiarli, il vostro cuore non sia turbato, e nessuna voce fu mai come quella del Signore.

Anche a noi giunge la stessa voce. Abbiamo perso il paradiso terrestre a causa del peccato, ma cosa è rispetto a quello conquistato dall’ultimo Adamo? Il prezzo lo conosciamo, ora Egli si sta prodigando per metterlo in ordine.

Il termine dimore, così tradotto anche nella Versione inglese, suggerirebbe l’idea di una residenza signorile a più appartamenti, maestosa e solenne. Non era tuttavia ciò che voleva dire Gesù. Il termine in esame compare rare volte nella Scrittura, e non ha l’accezione di luogo sontuoso, ma significa soltanto residenza. Il Diodati ha stanze, accompagnato dall’espressione luogo da apparecchiare.

Nella casa del Padre mio vi son molte stanze; se no, io ve [l]’avrei detto; io vo ad apparecchiarvi il luogo.

Il termine originale indica di più un luogo dove fermarsi dopo un viaggio.

Infatti il Signore utilizza la stessa parola al verso di Giovanni 14:23, indicando la presenza della Trinità nel cuore dell’uomo rigenerato. Allora, anche se non potremo fantasticare su applicazioni poetiche di queste dimore, ma di certo possiamo affermare che si tratterà di un luogo speciale e non comune, data la presenza della Maestà celeste.

Inoltre Gesù stava rassicurando i suoi discepoli, emotivamente turbati, che l’addio sarebbe stato solo momentaneo. Nelle dimore che Egli andava a preparare vi sono molte stanze, quindi nessun discepolo doveva e deve temere l’esclusione.

L’espressione la casa del Padre mio, osservava qualcuno, contiene la combinazione di due concetti: da un lato quello della familiarità domestica, dall’altro la realtà trasmessa da ciò che il tempio simboleggiava. Anche il tempio aveva molte stanze, portici, corti per le tante persone che lo affollavano.

Un’altra descrizione ci assicura che il Cielo non sarà un luogo ordinario (Giovanni 15:15): non si tratta delle dimore per i servi, ma di appartamenti nuziali.

Quali altre parole sono utilizzate nella Bibbia per descrivere la realtà del Cielo?

Casa: questo termine, nonostante in qualcuno possa evocare tristi ricordi di lotte e mancanza d’amore, o un sogno mai realizzato, per la maggior parte delle persone, la casa è il luogo “dove nascono i desideri, e intorno alla quale si affollano felici ricordi”.

Idealmente la casa è un luogo dove genitori accorti prendono cura dei propri figli provvedendo a tutto quanto è necessario, ammaestrandoli amorevolmente, dove i membri della famiglia possono godere di un’amicizia affettuosa, un luogo d’amore, comprensione e sicurezza. Esiste un detto in Africa: “Se solo nomini la casa al viaggiatore stanco, le sue gambe diventeranno sbarre di ferro!”.

Paradiso: letteralmente giardino, che ci ricorda la condizione felice dei nostri progenitori, quando camminavano e parlavano con il Signore (Apocalisse 2:7; II Corinzi 12:4).

Città: l’idea evoca l’immagine di una società organizzata (Ebrei 11:10; Apocalisse 21:2).