L’uomo è immortale? pagina 4 – Studi Biblici

Uomo immortale

Tricotomo o dicotomo?

Nel rapporto tra la realtà materiale dell’individuo- il corpo- e quella immateriale – anima e spirito – esistono due scuole di pensiero: la Tricotomia e la Dicotomia.

LA TRICOTOMIA

La posizione tricotoma ritiene che l’individuo sia costituito da tre elementi: spirito, anima e corpo. Il corpo è la parte fisica dell’individuo, è quella materiale e ci unisce a tutte le cose viventi, inclusi gli animali e le piante.

L’anima è il principio della vita animale. Gli animali possiedono un’anima rudimentale quale sede delle emozioni, delle reazioni e degli affetti (istinti), i quali sono descritti come psuchè in Genesi 1:20. Gli animali e gli esseri umani si distinguono dalle piante per la loro capacità di esprimersi.

Alcuni testi biblici che sostengono la tricotomia e che distinguono l’anima dallo spirito sono i seguenti: I Tessalonicesi 5:23; I Corinzi 15:44 “…corpo naturale (greco: psichico) e risuscita corpo spirituale (greco: pneumatico)…”; Ebrei 4:12.

LA DICOTOMIA

Ritiene che gli elementi costitutivi dell’essere umano siano due: uno materiale ed uno immateriale. I sostenitori di questa tesi affermano che i termini anima e spirito sono intercambiabili come si potrebbe dedurre da alcuni testi, come Luca 1:46-47 (Confronta Giobbe 27:3); tuttavia è evidente dall’insegnamento complessivo della Scrittura, che anima e spirito sono due elementi distinti.

In I Corinzi 5:3, Paolo parla di essere assente dal corpo (soma) e presente in spirito (pneuma). Esistono, inoltre, casi in cui perdere il pneuma significa la morte (Matteo 27:50).

Il concetto dicotomo è stato sostenuto dagli gnostici e da tutte le forme eretiche di ogni tempo, fino alla posizione dualistica che rifiuta il concetto di trinità, affermando che lo Spirito Santo non è una Persona divina, ma “procede dal Padre e dal Figlio”, e quindi è un’energia. Di conseguenza l’unione dello spirito col corpo produrrebbe l’anima.

In base ad Ecclesiaste 12:9, lo spirito torna a Dio, il corpo va nella tomba, quindi l’anima sarebbe soltanto una componente provvisoria che scompare con la morte, in pratica una realtà fittizia. Il termine anima, secondo questa concezione, non sarebbe altro, dunque, che una forma letteraria diversa per affermare l’esistenza terrena dell’uomo.

La tesi tricotoma ci sembra più consone all’insegnamento generale della Scrittura e quindi ne deriva che l’individuo è formato di spirito, anima e corpo, e al momento della morte la sua entità immateriale completa entra nell’eternità.

Se l’anima è la sede dell’io, degli affetti, dei desideri e delle emozioni, lo spirito è la sede della vita spirituale, della coscienza e del raziocinio, l’anima entra nell’eternità, nella sua totalità immateriale, e alla risurrezione prenderà un corpo incorruttibile, riacquistando totalmente tutte le facoltà donategli da Dio alla creazione.

Gli antichi usavano un’immagine di questa triplice realtà dell’uomo, affermando che il corpo è simile ad un carro, l’anima ai cavalli che tirano il carro, lo spirito all’auriga che tiene le redini e determina la direzione della via. Se lo spirito dell’uomo è debole o non operante, allora l’anima, come cavalli imbizzarriti, trascina il corpo verso la rovina.

Credere che l’anima sia una realtà fittizia è contrario:

alla Scrittura, perché si parla di anima e di spirito con le facoltà particolari di ognuna delle componenti;

alla logica, perché non è possibile dividere spirito ed anima, in quanto nell’eternità non potremmo esprimere totalmente i nostri sentimenti, le nostre emozioni ed i nostri desideri.

Ne consegue che lo spirito è immortale; dunque l’anima anch’essa è immortale non essendo separabile dallo spirito.