L’uomo è immortale? pagina 5 – Studi Biblici

Uomo immortale

La dottrina degli avventisti

Gli avventisti ritengono che l’uomo sia tripartito; essi credono che la parola spirito nella Bibbia non designi mai un’entità immortale quando si riferisce all’uomo. Circa l’anima, il loro credo afferma che essa è la conseguenza dell’unione fra corpo e spirito e che indichi soprattutto la vita transitoria, la vita localizzata nel sangue (Confronta Levitico 17:11; Deuteronomio 12:23); l’anima che possiedono sia gli animali sia l’uomo “…è la manifestazione della vita nel corpo, manifestazione propriamente fisiologica”.

IMMORTALITA’ CONDIZIONATA

  1. L’uomo non nasce immortale, Dio solo possiede l’immortalità (I Timoteo 1:17; I Timoteo 6:16; Romani 2:7; I Corinzi 15:53-54; II Timoteo 1:10);
  2. L’uomo è stato creato candidato all’immortalità. Equivale a dire che l’uomo sarebbe diventato gradualmente immortale se avesse superato diverse prove, la prima delle quali era la proibizione di mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2:17);
  3. A causa della caduta l’uomo perse la sua candidatura; divenne così mortale e il peccato continua a tenerlo in questa condizione. “La morte significa estinzione dell’anima”. Essi credono che come l’anima abbia avuto un inizio avrà pure una fine, quando, alla morte si dissocerà dal corpo.
  4. Cristo, donando la sua vita per gli uomini, offre loro la possibilità di ottenere l’immortalità per mezzo della fede; essa dunque è condizionata dalla scelta di ogni individuo. Secondo gli avventisti la dottrina dell’immortalità risale al filosofo Platone e successivamente questa influenzò il giudaismo alessandrino per poi passare al cristianesimo; si impose definitivamente nel IV e V secolo d.C. soprattutto per le opere di Tertulliano, Origene e Agostino.

QUANDO VIENE ACCORDATA L’IMMORTALITA’ AL CREDENTE

La premessa che gli avventisti fanno è che per esistere la vita è “necessaria la simultanea presenza del corpo e dello spirito. Non c’è e non può esserci vita fuori del corpo, come non c’è, né può esservene, senza lo spirito. Al momento della morte, il corpo va in polvere, mentre lo spirito ritorna a Dio (Confronta Ecclesiaste 12:9) e l’anima si dissolve a causa della separazione del corpo dallo spirito”. (Charlese Gerber, Dal tempo all’eternità, A.D.V., Firenze 1977).

Sceol e Ades sono usati come sinonimi nella Bibbia e non indicano né il paradiso né tanto meno l’inferno. Possono essere sostituiti con le parole: sepolcro, tomba, soggiorno dei morti. Questo è un luogo di fitte tenebre che non va confuso con il paradiso, la geenna o il purgatorio. I morti si trovano in uno stato di completa incoscienza; ogni rapporto tra l’uomo e Dio è cessato, e se non resuscitassero, sarebbe di loro come se non fossero mai esistiti.

ESISTE L’INFERNO?

“La Bibbia non conosce il dogma delle pene eterne…ciò vuol dire che la soppressione, l’annientamento totale dell’essere è la condanna suprema, e che la resurrezione dei malvagi, semplice ritorno alla vita fisica, ha luogo solo per permettere a Dio di eseguire su di loro il verdetto del suo giudizio”, (C. Gerber, op. cit.)

Gli empi sarebbero distrutti tutti allo stesso modo, ma a seconda del grado di colpevolezza, subirebbero un deterioramento lento e doloroso, oppure una distruzione rapida. Quindi il racconto di Gesù in Luca 16 è solo una parabola.