L’uomo è immortale? pagina 7 – Studi Biblici

Uomo immortale

Le diverse teorie sul futuro e l'immortalità

Le opinioni sull’argomento si possono suddividere nelle seguenti posizioni:

IL MATERIALISMO

La morte è considerata come una fine, il termine del destino dell’uomo; pertanto non crede sia possibile una sopravvivenza dell’essere umano in una vita oltre quella terrena. Secondo questa tesi, non c’è niente oltre la materia e le leggi che la regolano. La vita psicologica non è che un prodotto, un riflesso della vita degli organi e delle loro funzioni; si estingue con la vita organica, dunque non c’è sopravvivenza dell’io cosciente. Ecco lo stile di vita che ne discende (Confronta I Corinzi 15:32).

Siamo composti più o meno da 30 litri d’acqua; grasso per 7 pezzi di sapone; ammoniaca sufficiente per pulire una casa; sale per un pranzo; zucchero per 20 tazzine di caffè; fosforo per 36 scatole di fiammiferi; tanto ferro per un chiodo; tanta calce da imbiancare un pollaio. Quanto fa tutto insieme? Pochi euro! Questo è il valore della vita dell’uomo per il materialista!

“Uno…due…nessuno?…tre! aggiudicato! Venduto a quel signore dalla cravatta verde!” gridò il banditore. Tutti i beni dell’uomo venivano presentati uno dopo l’altro- il frigorifero, l’auto, il televisore. Infine rimase soltanto l’uomo. “Allora, signori” continuò il banditore, “quanto mi offrite per quest’uomo? Certo è un magnifico esemplare…”. Tremante di orrore l’uomo si svegliò dal suo incubo. Ma l’idea persisteva e non gli dava pace. Quanto avrebbero offerto? Meno di 5 euro, rispose il chimico, se si analizzano i suoi principali componenti chimici. Nulla, rispose l’ateo, dato che è destinato alla decomposizione e come tutto si dissolverà. La vita, rispose Dio.

L’AGNOSTICISMO

il termine agnosticismo (dal greco a-gnothein let. non sapere) indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza. In senso stretto è l’astensione sul problema della realtà del divino.

L’agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Nello specifico questa posizione è solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio.

L’agnostico afferma semplicemente l’impossibilità di conoscere la verità sull’esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l’ateo non crede nell’esistenza di alcun Dio o qualsiasi altro tipo di entità o forza superiore.

In pratica la posizione “agnostica” deriva dallo scetticismo, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile.

Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all’attività spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia.

Il termine fu usato la prima volta nel 1869 dal naturalista britannico Thomas Henry Huxley, per descrivere la sua posizione rispetto alla credenza in Dio; il termine deriva come contrapposizione alle antiche dottrine cristiane gnostiche, che affermano che la conoscenza della realtà ultima (gnosi) è interiore a ogni uomo.

L’agnostico è colui che afferma di non sapere nulla rispetto alla vita spirituale presente e futura, quindi mantiene una posizione neutrale. Rispetto all’eternità egli afferma: non sappiamo dove sono e quale sia la condizione dei defunti nostri cari. Un notissimo scrittore di libri di filosofia a carattere popolare ha scritto un libro circa i propri genitori defunti e in un’intervista ha aggiunto: “Non so nulla dell’aldilà, ma ho l’impressione che in un modo o nell’altro li incontrerò”.

Gesù invece ha affermato: Giovanni 14:2; inoltre, la Scrittura dà come certa ed assoluta l’eternità (II Corinzi 5:1-4).

L’UNIVERSALISMO

Nel Cristianesimo, il concetto di apocatastasi è presente in un unico versetto della Bibbia (Atti 3:21).

Anche se permangono alcune incertezze, nel cristianesimo dei primi secoli il principale sostenitore dell’apocatastasi è considerato Origene. Secondo Origene, alla fine dei tempi avverrà la redenzione universale e tutte le creature saranno reintegrate nella pienezza del divino, compresi Satana e la morte: in tal senso, dunque, le pene infernali, per quanto lunghe, avrebbero un carattere non definitivo ma purificatorio. I dannati esistono, ma non per sempre, poiché il disegno salvifico non si può compiere se manca una sola creatura. La dottrina dell’apocatastasi venne accolta da altri padri orientali fra cui Gregorio di Nissa, sin quando non fu condannata come eresia nel V Concilio ecumenico, il Concilio di Costantinopoli del 553: « Se qualcuno dice o sente che il castigo dei demoni e degli uomini empi è temporaneo o che esso avrà fine dopo un certo tempo, cioè ci sarà un ristabilimento (apocatastasi) dei demoni o degli uomini empi, sia anatema. »

Alla fine tutti gli uomini saranno salvati. Questa teoria non nega la realtà del male e della giusta punizione, ma che, mediante la disciplina e un “purgamento”, tutte le anime alla fine si rivolgeranno a Dio cosicché la redenzione di Cristo raggiungerà la completa vittoria. L’universalismo afferma che la potenza divina ha risorse infinite e che l’amore di Dio è tanto persistente ed eterno che nessuna anima potrà alla fine resistere al suo amore.

Esistono moltissimi testi, secondo i sostenitori di questa teoria, che confermerebbero la loro posizione: I Timoteo 2:4; II Pietro 3:9; Giovanni 12:31-32; Luca 3:6; Efesini 1:10-12; Romani 8:20-21.

Sostenere la salvezza universale vuol dire ignorare del tutto l’aspetto del giudizio che invece appare nella Bibbia. Questa realtà forte, tremenda, dolorosa è comunque ampiamente esposta (II Tessalonicesi 1:9; Filippesi 3:19).

La teoria universalista dimentica che, se l’individuo ha il libero arbitrio con possibilità di scelta, non può continuare questa scelta fino alla fine; è contro ogni logica pensare che Dio abbia creato l’uomo libero di scegliere tra il bene ed il male e poi lo assicuri che alla fine potrà scegliere il bene. Gesù, infatti, parlando della realtà dell’eternità, anche se in modo parabolico, per, maggiore chiarezza, ha perentoriamente affermato (Luca 16:26).