L’uomo è immortale? pagina 9 – Studi Biblici

Uomo immortale

Lo stato finale dei giusti e dei malvagi

Lo stato finale dei giusti secondo la Scrittura

  • Vita eterna (Matteo 25:46);
  • Gloria (II Corinzi 4:17);
  • Riposo (Ebrei 4:9);
  • Conoscenza (I Corinzi 13:8-10);
  • Santità (Apocalisse 21:27);
  • Servizio (Apocalisse 22:3-4);
  • Adorazione (Apocalisse 19:1);
  • Comunione con i santi (Ebrei 13:22-23);
  • Comunione con Dio (Apocalisse 21:3).

Si può, quindi, affermare che lo stato finale dei giusti è la pienezza e la perfezione nella comunione con Dio e con coloro che sono stati redenti da Cristo, anche se ci saranno gradi di beatitudine ed onore secondo la capacità e la fedeltà di ogni redento (I Corinzi 3:13-15).

Lo stato finale dei salvati sarà immutabile ed eterno (Apocalisse 3:12).

 Lo stato finale dei malvagi

  • Fuoco eterno (Matteo 25:41); 
  • Pozzo dell’abisso (Apocalisse 9:2);
  • Tenebre di fuori (Matteo 8:12);
  • Tormento (Apocalisse 14:10-11);
  • Punizione eterna (Matteo 25:46);
  • Ira di Dio (Romani 2:5);
  • Morte seconda (Apocalisse 21:8);
  • Punizione di eterna rovina (II Tessalonicesi 1:9);
  • Respinti dalla presenza del Signore (II Tessalonicesi 1:9);
  • Peccato eterno (Marco 3:29);
  • In Matteo 25:46 è scritto: “Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”. L’aggettivo eterno (greco: aionios) esprime una durata senza fine ed è usato per l’eternità di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo (Confronta Romani 16:26; I Timoteo 1:17; Ebrei 9:14; Apocalisse 1:18). Per la presenza dello Spirito Santo che dimora nel credente (Confronta Giovanni 14:17); per l’eterna felicità dei redenti (Confronta Matteo 19:29; Giovanni 6:54,58; II Corinzi 9:9);
  • La condanna e la punizione dei reprobi è descritta come senza fine (Confronta Matteo 12:31-32; Matteo 25:10; Marco 9:43,48; Luca 3:17; Luca 16:26; Giovanni 3:36);

Anche se non conosciamo la natura dell’eternità, crediamo che l’immagine data dalla Scrittura della punizione eterna non permetta l’ipotesi dell’annullamento dell’essere e nemmeno l’ipotesi di una sofferenza che termina con la riabilitazione. In qualunque modo consideriamo l’eternità, la Scrittura precisa che dopo la morte non c’è perdono, mentre afferma che la salvezza e il perdono sono offerti da Cristo a tutti gli uomini, i quali, ravvedendosi credono in Lui e Lo accettano come proprio personale Salvatore.

Si può, quindi, affermare che lo stato finale dei malvagi consiste nella perdita totale di ogni bene, sia fisico che spirituale. È l’infelicità di una coscienza malvagia respinta dalla presenza di Dio e dalla comunione dei santi. È vivere sotto l’ira eterna di Dio.

I malvagi subiranno l’annientamento?

La punizione futura dei malvagi non è l’annientamento. In virtù della creazione originale di Dio l’uomo ha una personalità immortale e, di conseguenza, né i giusti né gli ingiusti con la morte cessano di esistere. La Scrittura afferma che i malvagi dopo la morte entrano in uno stato di sofferenza cosciente che la resurrezione ed il giudizio aumentano e rendono permanente. La Scrittura è esplicita nell’affermare che se alla morte si verificasse l’annullamento dell’esistenza, non vi sarebbe giudizio e punizione conseguenti.

I sostenitori della teoria dell’annientamento dell’essere ne indicano due diverse forme:

a) Che la resistenza dei malvagi si indebolisce gradualmente, come risultato naturale del peccato ed infine cessano di esistere. Rispondiamo che purtroppo, invece, il male morale in questa vita sembra incompatibile con il costante sviluppo della capacità intellettuale e non c’è ragione di credere che avvenga diversamente nell’eternità.

Inoltre, se questa teoria fosse valida, più numerosi e gravi sono i peccati e più velocemente si verificherebbe liberazione dalla punizione.

b) Che esiste per i malvagi, certamente dopo la morte e probabilmente tra la morte ed il giudizio una punizione in proporzione alle opere, e seguita dall’annientamento. Rispondiamo che prima di tutto ogni teoria dell’annientamento si basa solo su ipotesi umane fondate su una visione errata della grazia e della giustizia. Come già ampiamente dimostrato, la Scrittura non accenna ad alcuna cessazione di punizione, ma anzi, dichiara con termini decisi l’eternità della punizione stessa.

L’impossibilità della riabilitazione dopo la morte

La punizione dopo la morte esclude un periodo di prova ed una qualsiasi riabilitazione finale. Alcuni hanno sostenuto questa teoria appellandosi ai seguenti passi biblici:

a) Atti 3:21. il testo non si riferisce alla restaurazione degli individui decaduti, ma alla restaurazione dell’armonia universale, con l’esclusione proprio dei malvagi dal Regno di Dio.

b) I Corinzi 15:26;

c) Efesini 1:9-10;

d) Filippesi 2:10-11;

e) II Pietro 3:9,13.

Tutti i testi suddetti non fanno altro che proclamare l’assoluto trionfo del regno del dominio di Dio con l’esclusione di qualsiasi forma di male. Quanti sostengono la tesi della restaurazione universale sono anche coloro che difendono strenuamente l’inalienabile libertà della volontà umana. Di conseguenza chi resiste a Cristo ed al suo amore resisterà per sempre.

L’INSEGNAMENTO DI CRISTO

Nella Sacra Scrittura esiste un’autorevole e chiaro insegnamento del Signore stesso. Gesù, parlando dell’eternità, si esprime o con parabole esplicite o narrando fatti in forma parabolica, in quanto è sempre difficile per l’uomo comprendere in termini concreti la realtà dell’aldilà.

1. Le parabole esplicite del giudizio

a) Nella parabola delle dieci vergini (Matteo 25:10-12);

b) Nella parabola delle nozze (Matteo 22:11-13);

Ovviamente i redenti godono della presenza di Dio, e questa realtà è descritta come la stanza dello sposo o come la festa delle nozze.

2. La realtà espressa in forma parabolica

a) Una divisione netta (Luca 16:26);

b) Una posizione immutabile (Luca 16:26);

c) Un’ulteriore descrizione dell’inferno è quella delle pene eterne di cui Gesù parla citando la geenna, che era “l’inceneritore” delle immondizie di Gerusalemme (Marco 9:43-44).

d) La parabola delle zizzanie e del grano (Matteo 13:30).

e) La parabola della rete (Matteo 13:49-50).

f) Il giudizio (Matteo 7:22-23).

ALTRE TESTIMONIANZE DELLA SCRITTURA

È indiscutibile, da quanto leggiamo nella Bibbia, che il male non può resistere alla presenza di Dio, perciò abbiamo queste tragiche affermazioni: “Ed egli (Dio) dirà: ‘Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori’ (Luca 13:27);

ma egli rispose: ‘Io vi dico in verità: Non vi conosco’…Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti. Poiché a chiunque ha, sarà dato ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha…Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: ‘Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” (Matteo 25:12,28,29,41).

Altre testimonianze della Scrittura si trovano soprattutto nel libro dell’Apocalisse 19:20; Apocalisse 20:10,14,15.