L’uomo è immortale? pagina 1 – Studi Biblici

Uomo immortale

Presentazione

Il problema dell’immortalità ha creato nei secoli opinioni ed argomentazioni diverse. Gli uomini hanno tentato di risolverlo negandolo totalmente oppure formulando soluzioni sull’aldilà fondate solamente sull’immaginazione umana. “Il terrore della morte è dovuto all’incertezza di ciò che ci attende. La risposta è semplice e tranquillante: esattamente la medesima situazione di prima che fossimo”.

La filosofia greca aveva risolto il più grande mistero della vita in modo molto spicciolo. Ad esempio, Epicuro affermò: “Quando noi siamo non c’è la morte, e quando c’è la morte non siamo noi”.

Ancora oggi, dopo tanti millenni di vicende umane, gli uomini si interrogano su questo problema disconoscendo la rivelazione divina ed il messaggio tanto chiaro della Scrittura.

Alcuni gruppi pseudo religiosi e sette pseudo cristiane hanno perpetrato eresie circa la vita nell’aldilà, ostentando una profonda conoscenza della Scrittura hanno confuso tante anime ignare, le opinioni umane, per quanto fantasiose possano essere, espresse nelle tante teorie, da quella del totale annullamento degli increduli fino all’universale salvezza di tutti gli uomini, hanno lo scopo di modificare le affermazioni della Scrittura e di rendere secondaria questa dottrina dell’immortalità sia dei credenti, sia dei non credenti, così profondamente legata all’opera della redenzione compiuta da Cristo il Signore.

Nel nostro mondo secolarizzato, governato dall’amore per il denaro e dal culto del corpo, l’argomento dell’immortalità, è stato posto decisamente in secondo piano. Woody Allen ha detto: “Non è che ho paura della morte, solo che, quando arriverà, vorrei non essere lì”.

L’influenza scientifico filosofica, che tendenzialmente rifiuta l’idea di Dio ed a cui la nostra gioventù è continuamente esposta, risulta molto determinante a questo proposito anche perché si basa quasi esclusivamente su un sistema di cose avverso ai dettami della Parola di Dio. Se i giovani qualche volta parlano della vita dopo la morte, è pur vero che quest’argomento è solitamente relegato nell’ombra. I libri scritti su esperienze riguardanti l’aldilà hanno suscitato un rinnovato interesse riguardo a ciò che accadrà dopo la morte, anche se questo raramente conduce alle Scritture ed ha, spesso, il sapore di occultismo. Una delle tragiche conseguenze di questa mancanza di un sano insegnamento sul tema è che il vuoto creato è stato riempito sia dalle dottrine errate dei seguaci dell’occultismo, sia dalla New Age o da religioni orientali.

Ovviamente il nostro tema ci permetterà di parlare dell’argomento morte, grande nemica o benefattrice?

Già Platone, in uno dei suoi Dialoghi, descrive la scena della morte di Socrate che prima di bere a coppa con la cicuta parla con i suoi amici e discepoli. In quel frangente il filosofo dibatte di teoria delle idee, della natura dell’anima, e del problema della sua immortalità. Attraverso le parole di Socrate sostiene: “Per una persona che sta per intraprendere l’ultimo viaggio è conveniente informarsi sia sul tipo di viaggio che si accingerà a compiere, sia su cosa l’aspetta. Che cos’altro si può fare?”.

Platone non aveva il conforto e la certezza provenienti dalla Parola di Dio, che sanno mitigare il dolore per la perdita di una persona cara, permettendo di vedere le cose da un altro punto di vista.

L’ateo ed il pagano si trovano di fronte al problema dell’immortalità, senza un fondamento di speranza.

Huxley, biologo britannico, noto soprattutto per aver sostenuto attivamente le teorie di Charles Darwin sull’evoluzione delle specie, in occasione della morte della madre, scrisse queste parole a sua sorella: “Mia carissima sorella, non posso darti nessuna consolazione, perché non ne conosco una. Ci sono cose che ognuno deve sopportare come meglio può con la forza che gli è stata assegnata”.

Un famoso razionalista, filosofo e pensatore politico inglese, quando affrontò la morte, ebbe a dichiarare: “Sto per spiccare un pauroso salto nel buio”.

Che differenza con chi fonda le proprie certezze sulla Parola di Dio!

I primi storici evidenziavano il coraggio e la gioia con cui i cristiani affrontavano una morte cruenta. Nel 125 d.C. in una lettera ad un amico, lo storico Aristide parlava di “una nuova religione chiamata cristianesimo”. “Se qualche cristiano lascia questo mondo, i suoi confratelli fanno festa ed offrono ringraziamenti a Dio; ed accompagnano le spoglie mortali con canti di riconoscenza, come se stesse partendo da un posto per un altro migliore”.

Quando Harriet Beecher Stowe, celebre autrice della Capanna dello zio Tom, e figlia di un pastore evangelico, affrontò la morte del suo amatissimo figlio Henry, con la speranza cristiana che animava il suo cuore affermò: “Gesù mi ridarà il mio caro. Egli lo sta accudendo ed istruendo molto di più di quanto avessi potuto fare io”.

La storia delle missioni evangeliche riporta il martirio di due coniugi, John e Betty Stam, missionari nella Cina interna. La tragedia scosse il mondo evangelico: furono decapitati nel 1934. John era stato preparato in qualche maniera al martirio da un poema letto mentre imparava la lingua. Esso narrava la storia di un altro missionario, martirizzato per mano di banditi nel nord della Cina. Quando, pistola in mano chiesero ai loro prigionieri se avessero paura, il missionario rispose: “No! Se mi spari, io andrò dritto in cielo!”.

Dwight Moody, il famoso evangelista, in un’occasione dichiarò:

“Un giorno leggerete sui giornali che D.L. Moody è morto. Non credete ad una sola parola di quanto diranno! In quel momento io sarò più vivo che mai. Sarò salito in alto: fuori di questa dimora d’argilla, in una casa incorruttibile; con un corpo che non potrà più essere colpito dalla morte o macchiato dal peccato, un corpo vestito come il suo corpo glorioso. Sono nato nella carne nel 1837, sono nato di Spirito nel 1856. Ciò che è nato dalla carne muore. Ciò che è nato dallo Spirito vivrà per sempre!” (Filippesi 1:20-23).