II PRINCIPIO: può succedere alcune volte che le persone che cerchiamo di aiutare si rivoltano contro di noi, Esodo 5:20-21
15.09.20 Incredulità e sgomento hanno sorpreso al risveglio la comunità straniera comasca, quando è iniziata a circolare la notizia dell’uccisione di don Roberto Malgesini, 51 anni, conosciuto come “il prete degli ultimi” per il suo forte impegno nel dare assistenza a migranti ed emarginati. Alle 7 di mattina, secondo le prime ricostruzioni, un senzatetto di origini tunisine con problemi psichici gli si è avvicinato e lo ha colpito più volte con un coltello, lasciandolo a terra senza vita in piazza San Rocco, poco lontano dalla parrocchia.
Appresa la notizia, decine di membri della comunità straniera comasca si sono riuniti sul luogo dell’accaduto con le lacrime agli occhi. “Per me era come un padre – ha raccontato Gabriel Nastase, 36 anni – Quando sono arrivato dalla Romania, solo, senza casa e lavoro, è stato lui il primo ad aiutarmi. Poi ho trovato un’occupazione ma con lui sono sempre rimasto in contatto, se avevo bisogno di medicine, di essere accompagnato per una visita, chiamavo lui. Non meritava di morire così, spero ci sia giustizia”. Un racconto simile a quello di tanti altri tra coloro che sono accorsi sul luogo del delitto e che in passato sono stati aiutati da don Malgesini: “Io venivo qui tutte le mattine per prendere qualcosa da mangiare – ha raccontato un giovane ghanese seduto sui gradini della chiesa – Anche stamattina sono arrivato alle 7,30 e ho visto un corpo per terra ma non mi hanno fatto avvicinare. Solo dopo ho saputo che era don Roberto. Per me oggi è una giornata molto triste, non me la sento neppure di mangiare”.
Ed è proprio facendo ciò a cui era votato, aiutare il prossimo, che don Roberto ha perso la vita.
Mosè ed Aronne erano stati stabiliti da Dio come le guide per liberare il popolo dalla dura schiavitù; ma ecco che, da quando Mosè si era recato dal faraone, le cose erano peggiorate. Il cuore dei figli di Israele si era indurito e dunque non erano più disposti ad ascoltarli, Esodo 6:10. La durezza delle situazioni che stavano peggiorando aveva scoraggiato il popolo.
Mefiboset si allea con Absalom quando Davide è costretto a lasciare Gerusalemme; Dema abbandona Paolo e Giuda tradirà il suo migliore amico il quale lo aveva tanto amato.
Succede nelle famiglie, quando cerchiamo di aiutare i nostri figli, o il nostro coniuge, succede tra fratelli! Quando accade ciò ci sentiamo amareggiati, feriti intimamente. Vorremmo continuare ad amarli ma è tanto difficile farlo.
Allora proviamo a restare al nostro posto, senza defezioni, ma è difficile ministrare con un cuore ferito. E ciò che diamo qualche volta porta la macchia di una ferita; è il dolore a parlare e non la ragione o la fede!
Ecco che in questo processo Dio deve prima di tutto guarire il mio cuore.
Mosè si sentiva profondamente sconfitto, ferito, amareggiato, Esodo 5:22-23, come se la colpa di tutto risiedesse nell’aver obbedito alla chiamata divina.
Allora Mosè si domanda che senso abbia tutto questo, se vi sia logica in tutto ciò, e soprattutto lui si sente attaccato; in fondo stava facendo solo quello che il Signore gli aveva chiesto.
Dio ci chiede di amare i nostri mariti, di rispettare le nostre mogli, di avere pazienza con i nostri figli, di essere scrupolosi nel nostro lavoro, di essere onesti nel pagare le tasse, di obbedire alle leggi; nel fare questo, tuttavia, può succedere alcune volte, può accadere che subiamo dei danni piuttosto che ricevere dei premi.
Queste esperienze stanno comunque a saggiare la nostra attitudine interiore.
Siamo per caso disposti ad aiutare solo quando all’orizzonte vi è un contraccambio? Vogliamo essere apprezzati per quello che facciamo o stiamo obbedendo ad una precisa chiamata?
Lo so che non è facile; la nostra carne e la nostra ragione chiede gratificazioni, riconoscimento, apprezzamento, ma il nostro amore è causato o è forza trascinante?
Gesù rimproverava i religiosi suoi contemporanei per le dimostrazioni di amore nei confronti di chi poteva restituire il favore, l’onore, il regalo.
Matteo 5:46 Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani?
Matteo 5:47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?
Matteo 5:48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.
Non significa soffocare i nostri sentimenti, ma semplicemente rispondere ad una chiamata superiore. Questa è la nostra nuova natura!
Può succedere alcune volte che le persone che cerchiamo di aiutare si rivoltano contro di noi, ma anche se siamo rigettati vogliamo restare fedeli.