INVECE ACCADE SEMPRE
I PRINCIPIO: invece accade sempre che la prospettiva che Dio ha di noi è sempre differente da quella che noi abbiamo di noi stessi
Mosè diceva di non saper parlare, Dio gli risponde che lo aveva stabilito come Dio per il faraone, Esodo 7:1.
Gedeone si sentiva un debole, uno sconfitto, un pusillanime, per Dio egli era un uomo forte e valoroso!
Il timido e barcollante Pietro è stato definito un sasso da Gesù.
Elia si sentiva solo, il solo e l’ultimo rimasto di un popolo sviato, Dio ne vedeva altri 7000.
Quando guardiamo a noi stessi non possiamo non considerare le nostre paure, le nostre debolezze e il fatto che non ci sentiamo all’altezza delle situazioni.
Gesù ci ricorda che senza di Lui non possiamo fare nulla, ma talvolta ci diciamo che noi non possiamo fare nulla.
La prospettiva di Dio è altra: Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica! Filippesi 4:13.
La prospettiva è che Dio ha scelto noi, e non il contrario e Lui non commette errori!
La prospettiva è da lassù, già nella gloria!
Ecco qualcosa che uccide la tua fede. Ecco una trappola nella quale spesso tanti di noi cadiamo vittima. Ecco qualcosa che paralizza la nostra fede, come un groviglio che ci possiede e ci avvolge, impedendoci qualunque movimento. I cristiani talvolta sguazzano nella pozzanghera melmosa dell’incapacità; a sentire le nostre preghiere, le nostre testimonianze e finanche alcune predicazioni, si ha l’impressione di essere capitati nel posto più negativo del mondo; i cristiani sembrano un esercito di sconfitti, debolucci, un ammasso di poveri disgraziati, un esercito di Brancaleone, un insieme di disperati accomunati da una profonda sensazione di incapacità. Sembra quasi che sia un motivo di vanto. Tanti dicono di non essere capaci: non so pregare, non sono capace di testimoniare, non so evangelizzare; talvolta parrebbe che la chiesa sia un’associazione di invalidi e mutilati. Ci sono alcuni che se non stanno male non stanno bene. L’incapacità, il senso di frustrazione, e non l’umiltà ed una sobria coscienza di sé, ma quel continuo lamentarci quando il Signore o i fratelli ci chiamano a fare qualcosa, un senso di nullità e smarrimento, ci fanno sprofondare.
Ma è così? Sei veramente incapace? Cosa conta quello che io penso di me o quello che Dio dice di me?
Io sono più che vincitore: Noi non siamo vittime schiacciate da satana e vinti dal peccato, Dio dice che tu sei forte! Dica il debole sono forte! Così dice la Parola di Dio. È comodo nascondersi dietro questa falsa e accomodante bugia, ma oggi Dio ti dice che tu puoi farcela benissimo. Tu puoi obbedire alla volontà di Dio per te, tu puoi oggi ottenere le promesse divine come il battesimo nello Spirito Santo, puoi riuscire benissimo, tu non sei un incapace. Lo eravamo prima, miseri, peccatori, poveracci, disperati, vagabondi, moribondi, oggi siamo in Cristo! Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”, Romani 8:37;
Io sono forte: “Io ringrazio Colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù, nostro Signore, per avermi stimato degno della sua fiducia, ponendo me al suo servizio”, I Timoteo 1:12; Noi non dobbiamo credere solo ciò che Egli dice di essere, ma anche ciò che Egli afferma e garantisce di noi. Cari, dobbiamo decidere, chi ha ragione? Gli altri o quel che dice Gesù? Chi ha ragione: quel che io penso di me o quel che pensa Gesù? Chi ha ragione: la mia coscienza o quel che dice la Parola di Dio? Chi ha ragione: il diavolo o Gesù? La nostra risposta svincolerà o paralizzerà la nostra vita.
Invece accade sempre che la prospettiva che Dio ha di noi è sempre differente da quella che noi abbiamo di noi stessi.