Nel 260 d.C. Paolo di Samosata divenne vescovo di Antiochia di Siria, la città, dove per la prima volta, i seguaci di Gesù, furono definiti cristiani. Essa fu anche un vivace centro di diffusione del vangelo, infatti, proprio da Antiochia di Siria, partiranno il I ed il II viaggio missionario. Era anche la città dove Pietro e Paolo ebbero il loro confronto sui gentili diventati cristiani. Dal III secolo in poi, Antiochia ed i suoi dintorni, potevano contare numerose comunità cristiane. Dobbiamo proprio a costui la prima negazione della DIVINITÀ di Gesù Cristo. Ciò che sappiamo delle eresie di Paolo di Samosata, proviene dagli scritti dei suoi critici. A lui viene fatta risalire l’eresia definita adozionismo. Paolo di Samosata non credeva che Gesù fosse stato pienamente Dio incarnato, ma riteneva che Egli fosse piuttosto un semplice essere umano con il potenziale per diventare divino e figlio speciale di Dio. Si affermava, da parte dell’adozionismo, che al suo battesimo al Giordano l’uomo Gesù fosse stato adottato da Dio Padre, ma Gesù era rimasto ontologicamente soltanto umano. Il risultato di questa adozione da parte di Dio fu che Gesù era divenuto l’unico strumento umano di Dio, perché si rivela agli uomini e li salva dai loro peccati. La cristologia adozionista di Paolo di Samosata è talvolta chiamata monarchianismo, una parola usata dai primi cristiani per descrivere la fede nell’assoluta unicità di Dio, ossia tutte le forme di dottrina che negano la trinità.
Un gruppo di settanta vescovi si riunì nel 269 ad Antiochia per deporre Paolo di Samosata a causa del suo insegnamento.
Il più grande scandalo nella storia della dottrina cristiana, cominciò ad Alessandria d’Egitto nel 318. Alessandria, la seconda città più ricca e più potente dell’Impero Romano, era sede di molti cristiani. Nel 318 Costantino era assiso sul trono dell’Impero romano ed era impegnato nel trasferimento della capitale a Costantinopoli, la sua nuova città. Costantino, con una buona mossa politica, aveva capito che il cristianesimo era la nuova religione da seguire e quindi, a dispetto di quanto fatto da molti dei suoi predecessori, smise di combattere i cristiani, ai quali donò la libertà del culto. Rammaricato dalle notizie che giungevano dai cristiani d’Egitto, decise di convocare un concilio a Nicea, dove viveva in attesa della costruzione della nuova capitale. Il concilio cominciò i lavori e prese le sue prime decisioni, avendo alle spalle la grande controversia tra Alessandro, vescovo di Alessandria, ed un prete di quella città, Ario, il quale probabilmente voleva essere vescovo. Ario negava apertamente la divinità piena e vera di Gesù Cristo, e condusse i suoi seguaci per le strade di Alessandria cantando: “Ci fu quando il Figlio non era”. Alessandro aveva cercato invano di mettere a tacere Ario, ma la sua voce si fece sempre più forte. Secondo Ario, Gesù non era stato semplicemente un uomo adottato da Dio alla figliolanza speciale, ma era più grande di un profeta ed Egli era la Parola, il logos, il primo e la più grande creatura di Dio, il quale si era incarnato in Maria come un essere umano. Ma la Parola, il Figlio di Dio, era stata creata nel tempo e non era uguale al Padre. Gesù era un dio numero due, una creatura gloriosa degna di adorazione, ma non della stessa sostanza del Padre.
Ario, non negava soltanto la divinità di Cristo, ma anche la Trinità. Secondo lui, Dio non era composto di tre persone che condividevano la stessa divina sostanza, essenza e natura. Dio era una persona, il Padre, che aveva creato una replica di sé.
Nel 318 Alessandro chiamò i vescovi d’Egitto a risolvere questa controversia. Gli scontri tra i seguaci di Ario e di Alessandro erano dilagati nelle chiese e nelle strade della città. Opuscoli di condanna circolavano da entrambe le parti. Ario fu destituito dal suo incarico, ma soltanto il Concilio convocato dall’imperatore Costantino a Nicea, nel 325 d.C. pose fine alla questione, quando il Credo di Nicea affermava che Gesù Cristo è homousios, consunstanziale, con il Padre, eterno e non creato.
Tuttavia i seguaci di Ario si opposero e proseguì la lotta, alla quale fu posta definitivamente la parola fine con un altro concilio, quello di Costantinopoli, nel 381. Questo non solo riaffermò il concilio di Nicea, ma aggiunse un terzo articolo sullo Spirito Santo. Campione di quel concilio fu Atanasio, succeduto ad Alessandro.