LA DOTTRINA
L’incarnazione di Dio in Cristo Gesù è una dottrina saldamente radicata nel N.T.. Giovanni lo esprime chiaramente:
Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio e la Parola era Dio…e la Parola è diventata carne ed ha abitato per un tempo tra di noi, Giovanni 1:1,14. Ma la Parola era Dio o un dio? Alcuni cristiani sollevarono questa domanda nella prima parte del IV secolo, ma la risposta tenace e ferma da parte dei vescovi e dei teologi ha garantito la verità. Essi spiegarono e ripeterono che Gesù Cristo era ed è l’incarnazione di Dio Figlio, il Verbo eterno di Dio, uguale al Padre.
Infatti, all’incredulo Filippo, Gesù disse che chi ha visto me, ha visto il padre, cfr. Giovanni 14:9 e lo stesso evangelista ci dice che chi non ha il Figlio non ha il Padre. Gesù perdonò i peccati, non in nome di Dio, ma in nome della sua stessa autorità, come se fosse Dio senza peccato.
L’incarnazione è il cuore, il centro e l’essenza della fede cristiana. È ciò che distingue il cristianesimo da tutte le altre religioni, ed è inseparabile da altre credenze cristiane fondamentali. I primi cristiani proclamarono ad alta voce che se Gesù non fosse stato Dio e uomo, Egli non avrebbe potuto salvarci. Soltanto un essere umano potrebbe subire la pena per i peccati. Soltanto Dio potrebbe offrire sé stesso come sacrificio perfetto. Solamente una persona che era rispettivamente Dio e uomo, poteva essere il mediatore per riconciliare Dio e l’uomo. Qualcosa di meno sarebbe una pallida imitazione del cristianesimo. La posta in gioco con la divinità di Gesù è il Vangelo stesso.
Il nostro testo è un chiaro riferimento a quanto stiamo dicendo.
Gli esegeti ebrei concordano sulla messianicità di queste parole e del contesto in cui sono inserite. Gli espositori evangelici dichiarano all’unanimità che esse si riferiscono al Signore Gesù. Notiamo la dualità e la precisione di questa espressione. Egli è il “bambino” ed insieme il “Figlio”. Come “bambino”, nasce, come “Figlio” ci viene donato. Questo è il duplice aspetto della sua umanità e divinità.
Un “bambino ci è nato”.
Quale mistero! L’Eterno Figlio di Dio entrò nella nostra vita mediante una vera nascita. Egli non occupò semplicemente un corpo umano; questo non sarebbe equivalso ad un’incarnazione, poiché Gesù avrebbe rivestito allora un’umanità apparente, non autentica. Egli avrebbe potuto creare un corpo umano ed abitarlo, ma questo non lo avrebbe reso come noi, perché non gli avrebbe conferito la nostra natura. Quando il Signore Gesù entrò nella nostra vita, Egli compì un’assunzione completa della nostra natura umana, spirituale, fisica e psicologica. Al centro della redenzione c’è l’incarnazione. Questa non è transustanziazione. La Parola è diventata carne, dice Giovanni 1:14; alla natura divina si è aggiunta quella umana. Non si tratta di sottrazione o di trasformazione, ma di addizione. Questo processo ha portato alla risultanza di una Persona che aveva una coscienza umana ed una divina, I Timoteo 3:16.
Gesù è stato l’unico bambino che non ha avuto un padre umano. Nato da donna, dice Paolo ai Galati 4:4.
Il divenire uomo non significò per Gesù, cessare di essere Dio. La sua umanità non negò la sua divinità. Neppure accadde che le sue due nature, quella divina e quella umana, si fusero assieme, per formare un miscuglio approssimato che non lo avrebbe reso né pienamente Dio né interamente uomo, ma una sorta di superuomo o di semidio. La sua personalità non fu divisa in due parti: metà umana e metà divina. C’erano due nature, ma la persona era un’unità indivisibile: Egli era Dio il Figlio. In Lui, mediante una vera nascita, Dio divenne inseparabilmente legato alla nostra umanità. Si tratta di una cosa sorprendente. Egli ha avuto un vero corpo umano, proprio come noi.
Circa l’impeccabilità di Cristo i teologi si dividono in due scuole di pensiero, che ruotano intorno a 6 parole:
Gesù non era capace di peccare;
Gesù era capace di non peccare;
se fosse vera la prima teoria, allora la tentazione di Gesù nel deserto sarebbe stata una mera finzione; se Gesù non era capace di peccare, allora era come un automa. La sua tentazione non avrebbe significato. Cristo invece era capace di peccare e scelse di non peccare.
Il primo Adamo poteva peccare e peccò; il secondo Adamo poteva peccare ma non peccò. Ecco perché Egli può soccorrere pienamente coloro che sono tentati!
“Un Figlio ci è stato dato”. Che amore infinito è quello che lo donò. Chi fosse il Figlio lo delinea mirabilmente la profezia, definendolo: “Consigliere Ammirabile, Dio potente, padre eterno, Principe della pace”. Questi titoli possono significare qualcosa di meno della divinità? Anche da soli essi sono molti convincenti ma, se li uniamo a tutte le dichiarazioni dell’Antico e del Nuovo Testamento. che lo riguardano, non può rimanere il minimo dubbio sulla divinità di Gesù.
Il profeta lo definisce Consigliere, titolo che corrisponde alla Sapienza dei Proverbi, è Colui che ci è stato fatto da Dio sapienza, cfr. I Corinzi 1:30; Egli è l’Ammirabile, o il Meraviglioso, lo stesso titolo con cui Dio si rivelò a Manoà, il padre di Sansone, cfr. Giudici 13:18; Dio potente, il termine tradotto qui Dio, El, richiama alla mente il nome di Emmanuel; Padre eterno, o Padre dell’eternità, che ci fa pensare a Giuseppe in Egitto quando viene chiamato padre del faraone, cfr. Genesi 45:8e non che lo fosse in un senso genitoriale, ma come il signore, l’uomo di fiducia, l’amministratore, il governatore. Il titolo equivale anche al titolo autore di una salvezza eterna, di Ebrei 5:9, 10, dove Autore, è il promotore, il compitore, il Signore, il fondatore.
Principe della pace, il nome già prefigurato dal sacerdote Melchisedec, Re di Salem, di Pace e da Salomone, il pacifico.
Tutte queste caratteristiche hanno trovato adempimento soltanto in un momento della storia, alla nascita del Signore Gesù Cristo, che così fu annunciato dall’angelo a Maria: “…il Santo che nascerà, sarà chiamato Figlio di Dio”, Luca 1:35. Isaia aveva detto “un fanciullo ci è nato”, così ai pastori l’angelo disse: “oggi, nella città di Davide, vi è nato un Salvatore, che è Cristo, il Signore”, Luca 2:14. Isaia profetizzò: “Sarà chiamato…Dio potente…Principe della pace…”, la moltitudine delle schiere celesti gli fece eco: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini che Egli gradisce”, Luca 2:14. Il profeta annuncia: “Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra di morte, la luce risplende”; nel Nuovo testamento l’anziano Simeone dice: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza…per esser luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”, Luca 2:30-32.
Il “Figlio” è eterno come il Padre, e uguale al Padre. Se togliamo la divinità di Gesù, toglieremo immediatamente la gloria dell’incarnazione. È la gloria divina di Colui che “è nato” a rendere questa nascita tanto misteriosa e stupenda.
È per noi che il bambino è nato e che il Figlio è stato dato.
Henry Law dice di Cristo:
“Egli è Dio eppure si è umiliato per diventare uomo. Vero uomo, tuttavia ha continuato ad essere Dio come sempre sarà. Se la sua natura divina venisse meno, il suo sangue non potrebbe più espiare i peccati. Se venisse meno la sua natura umana non esisterebbe nessun sangue. L’unione di queste due nature ci dona un Salvatore perfetto, che può operare in nostro favore. Osserva quel pruno: mostra questa perfetta unione. Il legno sta ad indicare il misero e debole frutto della terra…ma Dio è in esso”.
Quando il nostro Signore si abbassò per vivere fisicamente in mezzo agli uomini, rifiutò di avvalersi dei tributi che competevano alla Sua natura originaria. Era Dio, ma accettò di nascondere la Sua gloria, di assumere le fattezze di un servo, di essere creato come un qualsiasi uomo. Nella culla di Betlemme, nella casa di Nazareth, nelle limitazioni volontarie del Suo ministero terreno, nella Sua ubbidienza alla morte della croce, era nascosta la Sua potenza. Rifiutò di usare gli attributi della Sua intrinseca deità, al fine di manifestare l’amore di Dio, affinché potesse togliere la condanna del mondo, e operare portando una giustizia eterna. Quindi Egli è esaltato e porta per sempre il nome di Gesù: il Salvatore del mondo.
Egli è il centro di tutte le Scritture; esse testimoniano di Lui, fin dal primo verso del Genesi, via via percorrendo le pagine dell’antica alleanza ritroviamo Cristo; le figure, i simboli, le teofanie, le parole, le promesse, fino ad arrivare alla pienezza dei tempi, quando il Divino Figlio di Dio scende tra noi miseri uomini per assumere veramente la nostra natura ed espiare così i nostri peccati.
Tutta la Scrittura parla di Cristo e ce lo presenta in ogni Libro.
In Genesi Egli è il Creatore, è l’agnello di Abele, l’arca di Noè, il montone di Abramo, la scala di Giacobbe, il sogno di Giuseppe;
in Esodo Egli è il tabernacolo ed il sacerdozio; in Levitico Cristo è il patto della Terra Promessa, in Numeri Egli è la nuvola di giorno e la colonna di fuoco nella notte; in Deuteronomio è la pupilla dell’occhio suo; in Giosuè è la cordicella scarlatta; in Giudici è l’osso mascellare dell’asino; in I e II Samuele è il dolce cantore d’Israele; in I e II Re è il tempio ed il santo dei santi; in I e II Cronache ed in Esdra è la restaurazione; in Nemia ed Ester è la festa del Purim; in Giobbe è la pazienza; nei Salmi è il poeta, il pastore ed il grande coro; nei Proverbi la saggezza; in Ecclesiaste è il predicatore; nel Cantico dei Cantici è la rosa di Saron ed il giglio della valle; in Isaia il potente Dio ed il principe della pace; in Geremia è il balsamo di Galaad; in Ezechiele Egli è la ruota nell’altra ruota; in Daniele Egli è una pietra tagliata senza mani; in Osea Cristo è colui che giudica Israele; in Gioele è lo Spirito che viene sparso; in Amos è il regno eterno; in Abdia è il giorno del Signore; in Giona Egli è il ravvedimento; in Michea è il millennio; in Naum, Abacuc e Sofonia è il giorno dell’Eterno; in Aggeo e Zaccaria è il Signore che viene; in Malachia è la guarigione nelle sue ali; in Matteo Egli è il re; in Marco, il Salvatore; in Luca, l’uomo; in Giovanni Egli è Dio; in Atti è lo Spirito Santo; in Romani è la grazia; in I e II Corinzi i carismi dello Spirito Santo; in Galati, Efesini, Filippesi e Colossesi Cristo è il nuovo patto; in I e II Tessalonicesi è la speranza benedetta; in Timoteo, I e II, Egli è il pastore ed il diacono; in Tito e Filemone è la dottrina cristiana; in Ebrei è il nostro sommo sacerdote; in Giacomo è il guaritore; in I e II Pietro è il sangue prezioso; nelle lettere di Giovanni, Cristo è Amore; in Giuda è la fede primiera; in Apocalisse è la rivelazione, le sette chiese, i sette suggelli, le sette trombe, le sette coppe, i due testimoni, la donna rivestita del sole, il coro dell’Alleluia, la Nuova Gerusalemme, il Re dei re ed il Signore dei signori, ed è il più bello d’infra mille!
Uno scrittore parla di questa difficoltà:
“Io cerco di credere, piuttosto che ragionare, cerco di adorare piuttosto che spiegare. Voglio ringraziare piuttosto che capire, voglio amare piuttosto che conoscere, voglio umiliarmi piuttosto che parlare.
Colui che l’antico di giorni che è nato come un bambino a Betlemme, Colui che tuona nei cieli e che ora piange in una culla o in una mangiatoia, Colui che dà il cibo a tutte le genti, a tutti gli affamati, e che ora ha bisogno di essere nutrito; Colui che ha fatto ogni carne e che ora Egli stesso è diventato carne, Colui che può convocare legioni di angeli ed ora è fasciato con le fasce di un neonato nella mangiatoia. L’onnipotente Dio che è un semplice bambino che ha bisogno di tutto, è qualcosa di troppo alto, troppo profondo per essere compreso”.