L’importanza dell’allenamento
Lo sport questo te lo insegna bene. Ti insegna che sono necessari mesi e mesi di allenamento, km e km macinati per una gara che dura una manciata di secondi. Possono essere i 49″82 centesimi di Phelps nei 100 farfalla o i 9’79 centesimi di Green nei 100 piani. Tanto è: bisogna allenarsi tantissimo per pochi secondi di grande spettacolo.
Così è nel nuoto. Così è nell’atletica e così è nella vita di tutti i giorni.
Perché per raggiungere i propri traguardi, per vincere – o per non perdere – bisogna sempre allenarsi.
Lo sport e lo studio son una grande metafora della vita che ci ricordano che ogni traguardo può essere raggiunto solamente se siamo motivati e devoti al sacrificio, all’impegno e ci mettiamo ogni energia e risorsa.
Ma ci sono altri campi del vivere dove occorre continuamente misurarsi con noi stessi per affrontare il più grande nemico che siamo proprio noi medesimi.
Una delle più grandi sfide che ci vedono sempre sul ring della vita tutti i giorni riguarda le nostre relazioni con noi stessi e con gli altri. Quotidianamente e costantemente sono messe a dura prova le nostre capacità di resistenza e la nostra pazienza quando la via più facile sarebbe la fuga o la rabbia che sfocia in contesa, in conflitto e quella più difficile e meno appagante per noi stessi, invece, sarebbe la via della pace e della fiducia nei piani di Dio.
Ci sono battaglie che si vincono nel silenzio, nell’ombra, quando lo stadio è ormai vuoto e gli spalti non sono più gremiti. Ma è proprio in quella solitudine delle scelte della pace che riceviamo le medaglie più importanti, forgiando il nostro carattere per divenire persone migliori. Per dirla con le parole del grande nuotatore americano Michael Phelps, l’olimpionico più decorato della storia con il maggior numero di medaglie, medaglie d’oro, medaglie individuali e medaglie d’oro individuali, “Se vuoi essere il migliore devi fare quelle cose che gli altri non vogliono fare.”.
Ed ecco oggi davanti a noi un uomo che forse non sarà ricordato dai più come un numero 1, ma che invece occupa un posto di tutto onore nella storia della redenzione per diventare anche una bella figura di Cristo, Isacco.
Isacco era il figlio della promessa di una madre ed un padre sterili. Mentre il nome Abraamo significa padre di moltitudini, Isacco significa “lui riderà”. Sara stessa ci spiega l’origine del nome quando dice: “Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me”, Genesi 21:6. Fu davvero un miracolo straordinario e senza precedenti: una donna di novant’anni, che non aveva mai avuto figli, fu in grado di partorire! Le persone stanno ancora ridendo per la gioia che questo bambino ha portato ai suoi genitori ed all’umanità intera. Il mondo può risplendere ed è un luogo migliore e più gioioso a causa delle benedizioni del popolo di Israele, il popolo della promessa. Dovremmo tutti essere particolarmente felici a motivo del Messia, Yeshua, il figlio finale promesso dalle Scritture. Era il figlio della promessa atteso da tanto tempo, nacque in circostanze miracolose, fu offerto come sacrificio, ma infine fu restituito ad Abraamo e visse questa esperienza come una sorta di resurrezione.
Troviamo Isacco come vittima preparata per il sacrificio segno dell’ubbidienza assoluta di Abramo alla volontà del Signore, e poi alla morte di suo padre, la sua vicenda inizia con una carestia. Egli è tentato di scendere in Egitto, ma il Signore gli consiglia di non farlo perché ha per lui altri piani. Nella vita di Isacco non ci saranno mai esperienze simili a quelle di Abramo; una vita piuttosto piatta, fatta di pochi episodi significativi. La vita di Isacco è strettamente connessa all’eredità ricevuta, ed egli è chiamato a valorizzare quanto è stato già scoperto e conquistato. Insomma, non ci sono grandi emozioni nella vita di questo patriarca, solo gli è richiesto di camminare sulla via tracciata dal padre. La vita di Isacco non è così avvincente come quella di Abramo, mancano le visite divine, le parole, eppure il Signore si definisce il Dio anche di Isacco. Questi è chiamato a mantenere vivo ciò che suo padre aveva ricevuto. La più grande esperienza di Isacco è legata alla carestia ed alla difficile convivenza con i filistei che per dispetto, gli turano i pozzi che i suoi servi portavano alla luce.
Ed è proprio per questo motivo che io lo amo definire un numero 1, perché è in grado di resistere temprando il suo carattere.